24 ottobre 2019
Aggiornato 06:30
UE

La Polonia fa arrabbiare Bruxelles, che ricorre all'art.7 del Trattato Ue

Bruxelles ha deciso di attivare contro la Polonia «l'arma atomica» comunitaria per difendere la democrazia e lo stato di diritto

Il neo primo ministro polacco Morawiecki
Il neo primo ministro polacco Morawiecki ANSA

BRUXELLES - La decisione, presa oggi a Bruxelles dalla Commissione europea di attivare la procedura prevista dall'articolo 7 del Trattato Ue contro la Polonia per violazione dello stato di diritto non ha precedenti nella storia dell'Ue. E l'Esecutivo comunitario ha cercato in tutti i modi di evitare di ricorrere a quella che in altri tempi era stata definita «l'arma atomica» prevista dal Trattato di Lisbona per evitare il crollo dei sistemi democratici negli Stati membri. Ma dopo due anni di tentativi di dialogo e di avvertimenti, 25 lettere di Bruxelles alle autorità di Varsavia e tre Raccomandazioni ufficiali, la Commissione, guardiana del diritto comunitario, non poteva rinviare ancora quest'atto dovuto.

Bruxelles attiva l'art.7 del Trattato Ue
Basta guardare i numeri che il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ha snocciolato in conferenza stampa per spiegare quanto sia grave il tentativo, in gran parte già completato, di mettere sotto l'indebito controllo politico dei partiti dominanti la Corte Suprema e l'intero sistema giudiziario in Polonia. Un quadro che compromette il principio della separazione dei poteri, essenziale per la democrazia: «In due anni, sono state adottate non meno di 13 leggi consecutive che hanno avuto conseguenze sull'intera struttura del sistema della Giustizia: il Tribunale costituzionale, la Corte Suprema, le corti ordinarie, il Consiglio nazionale della magistratura, la procura e la Scuola nazionale della Magistratura».

Cosa sta succedendo in Polonia
«Il tratto comune di tutte queste modifiche - ha spiegato Timmermans - è che il potere esecutivo o quello legislativo sono stati sistematicamente messi in condizione di interferire in modo significativo con la composizione, i poteri, l'amministrazione e il funzionamento di questi organismi». Questi cambiamenti «hanno portato a una completa ricomposizione del Tribunale Costituzionale, effettuata al di fuori del normale processo di nomina dei giudici", con tre di essi che, regolarmente nominati, non sono stati in grado di entrare in funzione, mentre altri tre senza mandato legale siedono nel Tribunale, il cui presidente è stato nominato illegalmente. Inoltre, alcune sentenze dello stesso Tribunale Costituzionale non sono mai state pubblicate dal governo. Di conseguenza, sottolinea la Commissione europea, «la costituzionalità della legislazione nazionale non può più essere garantita», proprio quando viene adottate tutta una serie di nuove leggi molto controverse e delicate sui media, sulle manifestazioni pubbliche di protesta, sui servizi pubblici, sulle Ong.