16 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Su Macron: uomo arrogante e del passato

Le Pen al Corriere: «Ho incoraggiato Salvini a fare una lista sovranista, da Nord a Sud»

La candidata all'Eliseo Marine Le Pen in un'intervista al Corriere della Sera parla delle elezioni francesi, di Papa Francesco, del suo rivale Macron, e dei suoi interlocutori in Italia. Primo fra tutti, Matteo Salvini

PARIGI - Emmanuel Macron è un uomo «arrogante» e «del passato», che le ha fatto un'impressione «inquietante» nel duello televisivo, come inquietante è «il pensiero che la Francia possa essere governata da un uomo di cui non si sa nulla. Lo ha detto anche il Papa». In una lunga intervista al Corriere della Sera, Marine Le Pen - candidata del Front National al ballottaggio per le elezioni presidenziali francesi di domenica - «scomoda» il Santo Padre per screditare il suo rivale, che i sondaggi danno in netto vantaggio.

La polemica su Papa Francesco
«Non credo che il Papa parli a caso", ha spiegato Le Pen, «E non credo si riconosca nel candidato ultraliberale, che sostiene la precarizzazione del lavoro e la distruzione della coesione sociale. L'uomo della grande finanza. Proprio ciò che Francesco combatte». Ma la candidata dell'ultradestra ha criticato l'operato del papa. «Ho detto che da credente rispetto il suo richiamo spirituale alla solidarietà con chi soffre, all'attenzione all'altro», ha ricordato, «È giusto che il papa dica queste cose. Ma il papa è anche un capo di Stato. E non può imporre ad altri Stati di accogliere persone che arrivano in Europa non invitate, violando la legge, sovraccaricando un welfare che già scoppia».

Duello tv
Le Pen è tornata sul duello televisivo. «I sondaggi dicono che ho perso un punto. Ma venivo da un periodo in cui ne guadagnavo due al giorno», ha precisato, «A me interessava ribadire che Macron a 39 anni è un uomo del passato. Del sistema. Delle elite. Di (Francois) Hollande». E ancora: «Quell'uomo è arrogante. Maleducato. Mi ha detto dieci volte che dico 'stupidaggini', poi che dico 'grosse stupidaggini'. Ma come si permette? Così gli ho risposto che il gioco del professore e dell'allieva non mi diverte». In quest'ultima risposta alcuni hanno visto un'allusione maliziosa alla relazione di Macron con la sua professoressa di liceo. «Non è assolutamente così», ha precisato Le Pen, «Io non mi permetterei mai di attaccarlo nel privato. Non l'ho mai fatto. È lui che mi ha attaccato sul piano personale. Continuava a citare mio padre».

Xenofobia
Quanto al suo passato antisemita e xenofobo, «io», ha messo in risalto Le Pen, «non ho mai giudicato in tutta la mia vita una persona per il nome che porta, per la religione che professa, per il colore della sua pelle. E ricordo che "En Marche", il nome del partito di Macron, era uno slogan di Vichy. Il candidato oscuro è l'altro».

Fillon e Melanchon
Quando le dicono che Francois Fillon, invitando a votare per Macron, ha parlato della 'violenza' e della 'intolleranza' del Fn, esplode. «Perché sono delle merde (...) non mi viene un altro termine», la replica. E' invece «molto interessante» che Jean-Luc Melenchon non sostenga il suo rivale. «Non solo perché abbiamo oggettivamente punti in comune nel programma: la rinegoziazione dei Trattati europei, l'uscita dal comando integrato della Nato, la pensione a sessant'anni», ha osservato Le Pen, «Ma perché Melenchon ha rilanciato il discorso nazionale. Ha tolto la bandiera rossa e ha sventolato il tricolore».

M5s e Salvini
La candidata del Fn ha garantito di non voler distruggere l'Europa. «Al contrario», ha rimarcato, «La voglio salvare. E rifondare su basi del tutto diverse». E il rapporto con Beppe Grillo? «Non lo conosco», ha precisato Le Pen, «So che il suo movimento condivide la critica a Bruxelles e alla moneta unica. Ma nel Parlamento di Strasburgo con loro è impossibile lavorare: sono tutti pro-immigrazione (...) in Italia ho diversi interlocutori. Il primo è Matteo Salvini. Gli ho detto molte volte: fai una lista sovranista, per la dignità nazionale. Tu sei forte al Nord; trova un alleato al Sud».

Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni
Silvio Berlusconi, invece, «è un uomo d'affari». Ma «dentro il suo partito», ha svelato, «molti la pensano come me. Daniela Santanché è una cara amica. Il movimento di Giorgia Meloni è interessante. Anche se, quando vengo da voi, ho l'impressione che ogni italiano fonderebbe il suo movimento». La sfida delle urne di domenica appare in salita. «Siamo Davide contro Golia», ha ammesso, «Una divina sorpresa è possibile. Ma è stata una campagna durissima. Non c'è un'associazione che non si sia schierata contro di me. Tutte, pure il club dei giocatori di bocce, la compagnia dei cuochi della domenica... Scherzi a parte, i presidi delle facoltà mandano mail minatorie agli studenti, i sindaci sono scatenati. I giornali poi non hanno vergogna. Non ce n'è uno, dico uno, che mi sostenga».