19 giugno 2019
Aggiornato 03:30
Già 1.000 sono stati fermati

Turchia, altri 3.224 mandati d'arresto per il golpe del 15 luglio

La repressione voluta da Tayyp Recep Erdogan non si ferma: in una nuova operazione legata al fallito golpe del 15 luglio scorso ha visto 3.224 nuovi mandati d'arresto spiccati, con 1.000 arresti già effettuati

ANKARA - Il fallito colpo di stato turco dello scorso 15 luglio continua a mietere vittime. a diversi mesi di distanza. La repressione voluta da Recep Tayyp Erdogan non si ferma: i mandati d'arresto per l'operazione in corso in Turchia nell'ambito delle indagini sul golpe fallito del 15 luglio scorso sono in totale 3.224. Lo riferisce Hürriyet citando le informazioni ottenute. Oggi le autorità turche hanno già effettuato 1.000 arresti, la maggior parte a carico di poliziotti, sospettati di essere vicini all'organizzazione dell'ex imam in esilio Fetullah Gulen.

Agenti impegnati nella caccia ai sospetti
Solo nella provincia di Istanbul i ricercati sono 390, di cui 172 già finiti in manette. Sono circa 2000 gli agenti al momento impegnati nella caccia agli altri sospetti. Tra gli altri, arresti risultano confermati a Smirne (76) e nella provincia anatolica di Konya (20 su 119 ricercati). L'operazione è stata condotta dalla polizia insieme ai servizi segreti in almeno 72 province.

Infiltrati nella polizia
Secondo il ministro SoyluI, i sospetti arrestati «si erano infatti infiltrati nella polizia» e «hanno cercato di guidarla dall'esterno formando una struttura alternativa». Per Ankara, dunque, l'operazione di oggi rappresenta un "passo importante" nello "smantellamento" della presunta rete eversiva di Gulen.

Bilancio
Un'operazione che aggrava il bilancio delle incarcerazioni a seguito del colpo di stato turco. Dal 15 luglio scorso, infatti, sono oltre 47 mila le persone arrestate in Turchia per presunti legami con i 'gulenisti'. Tra questi, ci sono almeno 10.700 poliziotti e 7.400 militari. Gülen, accusato da Ankara di essere l'istigatore del fallito colpo di stato dello scorso luglio, ha sempre negato ogni coinvolgimento nel golpe.