16 ottobre 2019
Aggiornato 09:30
Maggioranza in entrambe le camere non gli garantisce serenità

Usa 2016, Trump e il Congresso repubblicano: le questioni aperte

La vittoria del tycoon newyorchese assume un valore ancora più forte per il partito repubblicano che ha mantenuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato, ma rimangono alcuni nodi

Il nuovo presidente americano Donald Trump.
Il nuovo presidente americano Donald Trump. Shutterstock

NEW YORK - Donald Trump è stato eletto 45esimo presidente degli Stati Uniti, ribaltando ogni pronostico, e la maggior parte dei sondaggi, che nei giorni scorsi davano in vantaggio l'ex first lady Hillary Clinton. La vittoria del tycoon newyorchese assume un valore ancora più forte per il partito repubblicano che ha mantenuto la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Eppure, quella di Donald Trump non sarà solo una luna di miele con il Congresso.

Le Camere repubblicane, ma le difficoltà rimangono
Se è vero che per un presidente avere dalla sua parte entrambe le camere è la situazione sulla carta ideale, per lui, che pure avrà vita più facile del presidente uscente Barack Obama, che ha dovuto guidare il Paese dialogando con entrambe le camere a maggioranza repubblicana, ci saranno comunque alcune difficoltà, soprattutto nel lungo periodo. Questo perché il rapporto tra il neopresidente e i suoi compagni di partito è stato tutt'altro che idilliaco durante la campagna elettorale. Solo pochi lo hanno sostenuto dall'inizio, quando per tutti era «a joke», uno scherzo, che non poteva rappresentare le basi del partito.

Nessuna coesione intorno a lui
Nei mesi successivi anche il suo atteggiamento nei confronti di alcuni rappresentanti di spicco del Grand Old Party non lo ha aiutato a creare coesione intorno alla sua figura, nemmeno dopo essere stato ufficialmente diventato il candidato del partito. Il rapporto con il presidente della Camera Paul Ryan, più volte attaccato e offeso, è un esempio lampante delle difficoltà che attendono Trump, sebbene lo speaker sia stato tra i primi a chiamare Trump per congratularsi dopo la vittoria.

Mancanza di esperienza politica
C'è poi da tenere presente la mancanza di esperienza politica del magnate dell'immobiliare, cosa che potrebbe essere un limite nei rapporti con il Congresso. Va detto che la vittoria di Trump, e quella più generale del partito, sarà sicuramente un importante collante così come lo sarà la volontà di abolire l'Obamacare, la riforma sanitaria voluta da Barack Obama contro cui si sono sempre schierati i repubblicani.

Abolizione dell'Obamacare
«Mi aspetto che la prima cosa che farà un Congresso repubblicano sarà abrogare l'Obamacare», ha detto il repubblicano Tom Cole, neoeletto membro della Camera nonché alleato di Ryan. Una mossa che avrebbe evidenti ripercussioni sull'industria sanitaria e su quella assicurativa, che hanno chiesto modifiche in tal senso anche se non si sono mai espresse per un'abrogazione dell'attuale riforma sanitaria. Trump ha più volte definito la riforma del suo predecessore «un totale disastro» e molti repubblicani hanno già votato durante il loro mandato per una sua abrogazione, va detto però che una scelta del genere - che farebbe perdere la copertura sanitaria a milioni di americani - potrebbe avere ripercussioni sulle elezioni al Congresso del 2018.

Tagli fiscali
Al di là dei punti in comune sull'Obamacare, ce ne sono altri che nell'immediato avvicinano Trump ai suoi colleghi repubblicani. Uno tra tutti riguarda i tagli fiscali. Il tycoon ha infatti promesso di abbassare l'imposta sul reddito alle imprese al 15% dal 35% attuale mentre il piano di Ryan prevede di arrivare al 20%. Per quanto riguarda l'abbassamento dell'aliquota imposta sul reddito individuale, Trump vorrebbe portarla al 25% dal 39,6% attuale, mentre Ryan vuole abbassarla al 33%.

L'anti-Obama
Tra le altre cose, il Congresso si aspetta che Trump annulli alcune delle azioni esecutive di Obama in materia di immigrazione, diritti del lavoro, ambiente e cambiamento climatico. Ma su alcuni di questi punti il neoeletto presidente si è spinto anche oltre suscitando lo scetticismo e i timori di una buona base del partito: il muro con il Messico, il divieto di ingresso ai musulmani e la legalizzazione delle torture nella lotta al terrorismo sono esempi chiari del programma di Trump da cui molti conservatori hanno preso le distanze.

Fuori dai limiti costituzionali?
«Se Trump oltrepassasse i suoi limiti costituzionali, il Congresso lavorerà per limitare i suoi poteri», ha detto il repubblicano John Feehery, che è stato portavoce dell'ex presidente della Camera Dennis Hastert. Lo scorso giugno, il leader della maggioranza al Senato, Mitch McConnell ha dichiarato che se Trump fosse stato eletto presidente non avrebbe cambiato la visione del partito rispetto a certi punti chiave ma che anzi il partito avrebbe cambiato Trump. Cinque mesi fa però questa era un'ipotesi scarsamente presa in considerazione, ciò che è certo dopo il risultato elettorale è che qualunque cosa riguardi Donald Trump è tutt'altro che scontata.