25 luglio 2021
Aggiornato 14:30
L'annuncio del premier Al-Abadi

Iraq, al via l'offensiva per liberare Fallujah dall'Isis. Ecco perché la battaglia sarà dura ma cruciale

Il premier iracheno Al-Abadi ha annunciato l'inizio di un'offensiva per la liberazione di Fallujah, prima roccaforte dell'Isis conquistata nel 2014. Ecco perché la battaglia sarà dura, ma fondamentale

FALLUJAH - «Siamo qui per annunciare che la bandiera dell'Iraq sventolerà presto nel cielo di Fallujah». Il primo ministro iracheno Haider Al-Abadi è stato chiaro, nel proclamare l'inizio dell'offensiva che, si spera, porterà a liberare la prima città caduta nelle mani dello Stato islamico nel 2014. Il governo iracheno ha chiesto ai civili di andarsene per mettersi in salvo, raccomandando, alle famiglie che non potranno lasciare le loro case, di appendere una bandiera bianca sulla porta della propria abitazione per rendersi riconoscibili agli occhi dei soldati iracheni. Nonostante i bombardamenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti abbiano consentito all'esercito iracheno di respingere significativamente Daesh, riconquistando la città di Ramadi a dicembre, secondo gli analisti la battaglia sarà tutt'altro che semplice, e potrebbe richiedere diverse settimane. 

Una battaglia che si preannuncia difficile
Secondo Jim Muir, corrispondente della BBC da Baghdad, l'esercito iracheno, supportato da forze speciali di polizia oltre che da miliziani sciiti, già circonda virtualmente Fallujah, ed è stato significativamente rinforzato in preparazione di un assalto che, secondo fonti militari, potrebbe durare due o tre settimane. Eppure, questa previsione potrebbe essere anche troppo ottimistica, considerando che la riconquista di Ramadi ha richiesto molto più tempo. Anche perché Fallujah è nelle mani dell'Isis da ormai due anni e mezzo, ed è sempre resistita ai continui bombardamenti e agli attacchi delle forze governative.

Divisioni settarie un vantaggio per l'Isis
Senza contare che le divisioni settarie che tradizionalmente sconvolgono l'Iraq potrebbero rendere ancora più difficile la battaglia: Fallujah è infatti abitata da molti iracheni di fede sunnita, che quindi non vedono di buon occhio né il premier sciita, né tantomeno le truppe sciite che supporteranno l'esercito governativo. Non a caso, l'Isis ha saputo sfruttare queste divisioni per stabilire il proprio controllo su parte del Paese: anche perché i sunniti iracheni hanno spesso dimostrato di considerare lo Stato islamico - rispetto ai rivali sciiti - il male minore.

Civili ad altissimo rischio
Poi c'è il problema - tutt'altro che indifferente - dei civili. Nonostante le raccomandazioni del governo, infatti, molti abitanti non sono riusciti ad abbandonare Fallujah per la presenza, ai confini della città, di checkpoint controllati dallo Stato islamico che ne impediscono l’uscita. Senza contare che anche la richiesta di appendere una bandiera bianca potrebbe rivelarsi un boomerang: perché è vero che quell’accorgimento renderebbe riconoscibili i civili ancora presenti in città all’esercito iracheno, ma li renderebbe individuabili anche dallo Stato islamico. Che potrebbe decidere di fare una carneficina.

Tensioni politiche e attentati
Ad ogni modo, la riconquista di Fallujah cade in un momento particolarmente difficile e complesso per il Paese. Tra venerdì e sabato, per la seconda volta in meno di un mese centinaia di persone sono riuscite a entrare nella Zona Verde di Baghdad, dove si trovano le principali sedi del governo e anche gli edifici che ospitano le ambasciate straniere, per protestare contro l’esecutivo. Molti dei manifestanti erano sostenitori di Moktada al Sadr, potente religioso radicale sciita che da mesi sta chiedendo un rimpasto di governo e l’adozione di alcune importanti riforme. Non solo: le scorse settimane sono state particolarmente sanguinose per Baghdad, con una vera e propria ondata di attentati perpetrati dall’Isis che hanno preso di mira soprattutto le comunità sciite. Secondo Douglas Ollivant, analista della New America Foundation, quegli attacchi suicidi hanno reso ancora più importante, per il governo di Baghdad, riconquistare Fallujah. Una riconquista che potrebbe portare a una svolta la disperata battaglia irachena contro il Califfato nero.

Una battaglia cruciale
Se l’obiettivo venisse raggiunto, sarebbe un durissimo colpo per lo Stato islamico. Sia perché Fallujah è la più longeva roccaforte dell’Isis in Iraq, sia perché una sua riconquista metterebbe Daesh particolarmente in difficoltà nella parte centrale del Paese, dove da mesi le forze governative si battono per recuperare ampie porzioni di territorio, con il sostegno dei bombardamenti della coalizione coordinata dagli Stati Uniti. Le operazioni svolte finora hanno richiesto molto tempo, ma si sono rivelate utili per ridurre gli spazi in cui lo Stato Islamico può operare. E, una volta riconquistata Fallujah, l’ultima roccaforte del Califfato in Iraq sarebbe Mosul, dove però la missione di liberazione si preannuncia ancora più difficile: nell’area della città, infatti, lo Stato islamico ancora controlla ampie porzioni di territorio. Ad ogni modo, Fallujah libera sarebbe certamente un ottimo presupposto per il raggiungimento dell'obiettivo finale di liberare il Paese dall'Isis. E costituirebbe, parallelamente, un pessimo presagio per Daesh, che ultimamente in Siria e in Iraq appare sempre più fiacco. Tanto da considerare di spostare la battaglia verso la polveriera libica.