13 dicembre 2019
Aggiornato 11:31

Libia, la Francia caldeggia l'intervento militare

Il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha sollecitato oggi la comunità internazionale a essere pronta ad aiutare il governo di unità nazionale libico, qualora ne facesse richiesta, anche sul fronte militare

RENNES - Il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault ha sollecitato la comunità internazionale a essere pronta ad aiutare il governo di unità nazionale libico, qualora ne facesse richiesta, anche sul fronte militare. «La Libia è una preoccupazione condivisa da tutti i Paesi della regione e oltre. Il caos che regna oggi promuove il rapido sviluppo del terrorismo. Si tratta di una minaccia diretta alla regione e all'Europa - ha detto Ayrault in un'intervista al quotidiano regionale Ouest France - il Daesh (acronimo arabo per Stato islamico, ndr) sta retrocedendo in Siria e in Iraq, ma avanzando in Libia. Dobbiamo essere pronti a rispondere se il governo di unità nazionale di (Fayed) Sarraj ci chiedesse aiuto, anche militare».

Intervento militare?
Alla domanda precisa sulle probabilità di un intervento militare, Ayrault ha risposto: «Dipenderà da quello che chiederà il governo legittimo. Pensare di lanciare raid aerei fuori da un processo politico non è un'opzione. Gli algerini che non erano d'accordo ai raid del 2011, così come i russi, ci ricordano sempre l'operazione in Libia.... dobbiamo evitare di ripetere gli errori del passato e non dimenticare quello che è avvenuto in Iraq. La responsabilità dell'intervento americano sotto George W. Bush è drammatica. Ha sconvolto la regione e ha fatto nascere l'estremismo e il Daesh».

Tensioni
Khalifa Ghwell, il premier del governo di Tripoli mai riconosciuto dalla comunità internazionale che aveva minacciato l'esecutivo di unità nazionale di Fayed al Sarraj sostenuto dall'Onu, ha lasciato la capitale libica ed è tornato a Misurata. Ieri, all'indomani dell'arrivo a Tripoli del governo di Sarraj, gli anziani e alcuni esponenti del consiglio militare di Misurata, si sono recati nella capitale libica per incontrare Ghwell e dirgli che «era finita, che doveva cedere, e che se non lo avesse fatto lo avrebbero rimosso», ha raccontato una fonte di Misurata al Libya Herald. Il premier ha quindi deciso di far ritorno nella sua città natale. Stesso messaggio è stato rivolto al leader misuratino delle milizie, Salah Badi: «Gli hanno detto di tornare a casa e lui lo ha fatto». Stesso copione per un altro misuratino, il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, Jamal Zubia. Secondo il Libya Herald, anche il presidente del parlamento di Tripoli, Abu Sahmain, avrebbe lasciato la capitale per tornare nella sua città natale, Zuwara.