4 aprile 2020
Aggiornato 05:30
«Ogni singola persona che mi ha attaccato se ne è andata»

Guai a chi attacca Donald Trump

Donald Trump continua a inanellare una vittoria dopo l'altra in questa stagione delle primarie americane, sferzando colpi agli altri aspiranti repubblicani alla Casa Bianca così come al partito che non sa come fermarlo dall'aggiudicarsi la nomination.

NEW YORK - Donald Trump continua a inanellare una vittoria dopo l'altra in questa stagione delle primarie americane, sferzando colpi agli altri aspiranti repubblicani alla Casa Bianca così come al partito che non sa come fermarlo dall'aggiudicarsi la nomination. Nonostante spot pubblicitari contro di lui, una campagna al vetriolo lanciata dall'ex candidato alle presidenziali Mitt Romney, qualche gaffe e gli sforzi di un crescente movimento anti-Trump, il miliardario newyorchese si è aggiudicato il Michigan e il Mississipi, due dei quattro Stati in cui gli elettori del Gop erano chiamati a esprimersi sul loro candidato preferito. In Idaho ha prevalso Ted Cruz, mentre dalle Hawaii non è ancora giunto il risultato definitivo.

Inarrestabile
«Ogni singola persona che mi ha attaccato se ne è andata», ha detto ieri Trump in una conferenza dalla Florida, prendendo in giro quei gruppi che hanno speso milioni di dollari per gettare cattiva luce su di lui: «Voglio ringraziare le lobby e gli interessi particolari». Non ha mancato poi di attaccare il nemico numero uno, il senatore del Texas Cruz: «Dice sempre 'sono l'unico che può battere Trump' ma raramente mi batte». Parole pronunciate prima che i principali network televisivi annunciassero la vittoria in Idaho.

Non ha rivali?
I rivali, inclusi Marco Rubio e John Kasich, «non sono andati così bene questa sera. C'è solo una persona che è andata bene: Donald Trump. Ve lo dico io», ha aggiunto il magnate dell'immobiliare parlando da uno dei cinque Stati ricchi di delegati in cui si voterà il prossimo 15 marzo (gli altri sono Ohio, Missouri, North Carolina e Illinois). Stati che potrebbero avvicinarlo sempre di più ai 1.237 delegati di cui ha bisogno per ottenere la nomination il prossimo luglio. Se Trump vincerà in Ohio e Florida - lo Stato dove Rubio spera di battere tutti essendo lui senatore proprio del Sunshine State - sarà quasi impossibile fermare la sua corsa visto che sui 358 delegati in palio per quel giorno, 99 arrivano dalla Florida e 66 dall'Ohio. Se invece Trump non vincerà in quei due Stati, sarà difficile per lui o per qualsiasi altro candidato garantirsi la nomination prima della comvention a Cleveland del prossimo luglio. Il vero bottino di ieri era il Michigan: non solo per il maggior numero di delegati in gioco (59, da dividere) ma anche perché il cosiddetto Great Lakes State è considerato una sorta di barometro del sentimento degli elettori in quella che viene chiamata la 'rust belt', la parte nordorientale della nazione caratterizzata da declino economico, popolazione in calo e degrado urbano.

Kasich
Per Kasich, la sconfitta in Michigan è stata simbolicamente pesante. In passato in quello Stato l'ex parlamentare ed ex banker dell'ormai defunta Lehman Brothers aveva scommesso considerandolo un successo scontato verso quello sperato poi in Ohio, di cui è attualmente governatore. Ancora senza alcuna vittoria in tasca, Kasich è sotto pressione ma forse meno di Rubio: il senatore della Florida ha sì all'attivo due vittorie in più di lui (nel territorio statunitense di Porto Rico e in Minnesota) ma nei sondaggi del suo Stato è dietro a Trump. Il «piccolo Marco», come lo chiama il front-runner repubblicano, però non molla. E' al «100%» sicuro che non abbandonerà la corsa prima di martedì prossimo.

Rubio
«Ho bisogno del vostro aiuto», ha detto Rubio dalla Florida. «Credo con tutto il mio cuore che il vincitore delle primarie in Florida martedì prossimo sarà colui che verrà nominato dal partito repubblicano». Ma il figlio di immigrati cubani ha archiviato un'altra notte da incubo. In Michigan con poco più del 9% dei voti da lui raccolti, non ha sfiorato nemmeno lontanamente la soglia di sbarramento al 15% che andava superata per ottenere delegati. Qui Trump ha portato a casa quasi il 37% e Cruz il 24,7%. In Mississippi a Rubio è andata anche peggio (5%), segno forse del fatto che i suoi elettori si sono spostati sul senatore texano (secondo in questo Stato con oltre il 36% contro il 47,5% di Trump). Persino Kasich ha fatto meglio di lui nei due Stati.

Cruz
Il colpo psicologicamente maggiore in Mississippi lo ha però subito Cruz, che aveva pesantemente corteggiato gli elettori evangelici negli Stati particolarmente conservatori del Sud del Paese e che si è fatto già strappare da Trump Alabama, Arkansas, Georgia, South Carolina, Tennessee, Kentucky e Louisiana (anche se di poco in questi due ultimi casi).

(Con fonte Askanews)

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