16 luglio 2024
Aggiornato 14:00
Dopo le dispute sul mar cinese meridionale

Usa-Cina, armi americane a Taiwan scatenano l'ira di Pechino

La Cina ha annunciato oggi di avere convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata americana a Pechino per protestare contro la vendita a Taiwan di armi per 1,8 miliardi di dollari da parte degli Stati uniti

PECHINO - La Cina ha annunciato oggi di avere convocato l'incaricato d'affari dell'ambasciata americana a Pechino per protestare contro la vendita a Taiwan di armi per 1,8 miliardi di dollari da parte degli Stati uniti. Il vice ministro cinese degli Affari esteri ha espresso «la solenne protesta» di Pechino ed ha affermato che la Cina «prenderà le misure necessarie per proteggere i suoi interessi nazionali, comprese le sanzioni contro i gruppi coinvolti nella vendita d'armi», si legge in un comunicato del ministero.

L'accordo con Taiwan al centro della disputa
Il Dipartimento di Stato Usa ha informato ieri il Congresso Usa della proposta di vendita di due navi da guerra a Taiwan come parte di un accordo di fornitura di armi da 1,8 miliardi di dollari. In ballo, in particolare, ci sono 8 accordi relativi alla vendita di sistemi difensivi a Taiwan, che hanno suscitato ira e critiche da Pechino. In realtà, tale accordo risulta «piccolo» rispetto ad altri, multimiliardari, firmati con Paesi quali l'Arabia Saudita, l'Iraq ed altri Paesi mediorientali; eppure, esso ha implicazioni di grande rilievo per il Dragone cinese.

Precedenti
Non è la prima volta che Usa e Cina si scontrano per questa ragione. Precedenti accordi con Taiwan includevano un contratto da 5,9 miliardi di dollari per aggiornare la flotta di 145 caccia F16 nel 2011 e un accordo da 6 miliardi per l'acquisto di equipaggiamenti difensivi, comprese munizioni per il sistema di difesa antimissile Patriot nel 2010. Entrambi gli accordi all'epoca avevano provocato l'ira della Cina.

L'opposizione della Cina
In questo caso, al centro della disputa vi sono i costi di ricondizionamento di due vecchie fregate statunitensi, missili anticarro e antiaereo sistemi di difesa navale e 36 veicoli d'assalto anfibio, stando alle informazioni rilasciate dalla Defense Security Cooperation Agency, un gruppo governativo statunitense che sovraintende alle vendite di sistemi militari all'estero. Ma ancora prima che tale decisione venisse ufficializzata, un portavoce dell'Ambasciata cinese aveva dichiarato che «la Cina si oppone fermamente ad ogni vendita di armi dagli Stati Uniti a Taiwan - ha riportato da CNBC lunedì - .Chiediamo al governo statunitense di fermare la vendita di armi a Taiwan per evitare danneggiare le relazioni Cina-Stati Uniti e disturbare lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto».

Rapporti complicati
Tale vicenda si aggiunge ad altri motivi di tensione tra i due giganti d'Occidente e d'Oriente. Al centro delle cronache, in particolare, la disputa su alcune isole che Pechino ha costruito nel Mar Cinese Meridionale per avere un maggior potere militare nel Pacifico, e controllo su potenziali riserve di energia e tratti di mare pescosi nella regione. Gli Stati Uniti, che non si sono fatti coinvolgere direttamente in specifiche dispute territoriali nella regione, hanno fatto sapere chiaramente di volere semplicemente assicurare la libertà di navigazione nell'area.

(Con fonte Askanews)