20 febbraio 2020
Aggiornato 20:00
Secondo il Financial Times

Il «tariffario» dei combattenti Isis, cresce con mogli e figli

In un lungo articolo di analisi sulle Finanze del sedicente Stato islamico, il quotidiano finanziario cita una serie di documentazioni di cui è entrato in possesso e in base alle quali ha stilato un vero e proprio tariffario delle voci che vanno a comporre il «soldo» dei combattenti di Daesh.

NEW YORK - Seicento dollari al mese di salario medio. Questo, secondo il Financial Times, è il livello di retribuzione elargito dall'Isis ai foreign fighters. A cui vanno aggiunti altri 50 dollari al mese per ogni moglie o schiava sottomessa, più altri 35 dollari al mese per ogni figlio. In un lungo articolo di analisi sulle Finanze del sedicente Stato islamico, il quotidiano cita una serie di documentazioni di cui è entrato in possesso e in base alle quali ha stilato un vero e proprio tariffario delle voci che vanno a comporre il «soldo» dei combattenti di Daesh.
Peraltro è la parte di gran lunga più consistente del bilancio del Califfato nero, perché secondo il Ft tutto il suo sforzo finanziario si concentra sulle operazioni militari tralasciando invece attività e servizi, come la sanità o l'istruzione, che andrebbero sostenute se si volesse veramente affermare come entità statuale.

Ogni combattente riceve una cifra base tra 50 e 150 dollari al mese
Questo riguarda tutti i «munasireen», i combattenti che parteggiano per l'Isis senza però avervi pienamente aderito, e che spesso vengono pagati su base irregolare. Ai «mubayeen», i combattenti locali che giurano fedeltà al Califfato arrivano altri emolumenti per un totale mensile tra 200 e 300 dollari. E poi ci sono i «muhajireen», i combattenti stranieri che in media percepiscono 600 dollari al mese ma che con una serie di benefit possono percepire fino a 1.000 dollari. O oltre per i comandanti.
Ma proprio un ex comandante siriano del Califfato rileva che la burocrazia organizzativa lascia molto a desiderare. «Visti da fuori hanno una reputazione di ordine, ma standoci dentro non è uno Stato - dice -: è una farsa».

Margine di flessibilità per autosostentarsi finanziariamente
Il Ft rileva che a differenza di quanto auspicato inizialmente dagli Usa, l'Isis avrebbe un certo margine di flessibilità per autosostentarsi finanziariamente. Anche perché le regioni in cui imperversa sono abituate da anni all'assenza di uno Stato organizzato e dei relativi servizi di base. Secondo un centro studi americano il Califfato potrebbe tirare avanti per tre anni se subisse un drastico calo di entrate. E intanto potrebbe riorientare la sua strategia militare al reclutamento di mercenari.

(con fonte Askanews)