16 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Presidenziali USA 2016

Repubblicani preparano una convention «truccata» per fermare Trump

Con la convention «negoziata» la nomination sarebbe assegnata dopo contrattazioni e votazioni che potrebbero durare diverse ore, con i delegati non più tenuti a votare per il loro candidato, secondo le regole delle primarie dello Stato in cui sono stati eletti.

NEW YORK - Hillary Clinton non ride più, e nemmeno il partito repubblicano: per motivi in parte diversi, la candidatura alla Casa Bianca di Donald Trump appare come un chiaro pericolo. Un modo per arginarlo, per il Grand Old Party, potrebbe essere la «brokered convention», ovvero una convention «contrattata, negoziata» a cui si arriva, dopo le primarie, senza un candidato con la maggioranza dei delegati, capace di vincere alla prima chiamata al voto. In questo caso, la nomination è assegnata dopo contrattazioni e votazioni che potrebbero durare diverse ore, con i delegati non più tenuti a votare per il loro candidato, secondo le regole delle primarie dello Stato in cui sono stati eletti.
I massimi funzionari e leader del partito repubblicano si sono riuniti lunedì a Washington per una cena, organizzata da Reince Priebus, a capo del Comitato nazionale repubblicano, in cui la possibilità di una «brokered convention» è stata al centro della discussione, secondo cinque persone a conoscenza dell'incontro, che hanno parlato con il Washington Post. Se Trump dovesse arrivare alla convention di Cleveland con un numero significativo di delegati, a luglio, l'establishment del partito lavorerebbe per un'ampia intesa su un'alternativa al miliardario newyorkese.

Ne è consapevole anche Trump
La convention 'negoziata', per gli stessi leader e strateghi repubblicani che la consideravano una remota ipotesi, è una possibilità concreta a cui bisogna prepararsi; ne è consapevole anche Trump, che ha detto di essere pronto ad affrontarla in un'intervista rilasciata la scorsa settimana. Il tema è particolarmente delicato e potrebbe provocare la decisione di Trump di correre come indipendente; per questo, Priebus e Mitch McConnell, il leader della maggioranza in Senato, stanno rimanendo in silenzio, evitando di manifestare il dissenso nei confronti di Trump.
Le pressioni per fare in modo di evitare la candidatura di Trump aumentano, da parte dei finanziatori, che credono che il suo successo stia danneggiando il partito, e dei media: pochi giorni fa, il Washington Post ha scritto, a firma dell'Editorial Board, che «è ora che il partito repubblicano statunitense ripudi la candidatura di Donald Trump», e in un editoriale di Dana Milbank il miliardario newyorkese è stato paragonato a Benito Mussolini.

Ecco come vengono selezionati i delegati
Le regole per la selezione dei delegati sono complesse e in gran parte decise dai singoli Stati; quasi il 20%, poi, è composto dai cosiddetti superdelegati, ovvero membri del Congresso, governatori, ex presidenti e alti esponenti del partito che partecipano alla convention e sono liberi di votare per chi vogliono. L'ultima volta che il partito repubblicano arrivò alla convention senza un candidato con la maggioranza risale al 1976, quando il presidente Gerald Ford riuscì comunque a vincere al primo voto contro Ronald Reagan.

Convention negoziata? Carson: pronto a lasciare partito
Ben Carson ha minacciato di lasciare il partito repubblicano statunitense, dopo la pubblicazione di un articolo sul Washington Post che prefigura una «brokered convention», ovvero una convention «contrattata, negoziata», per fermare Donald Trump. «Se i leader del partito repubblicano vogliono distruggere il partito - ha detto Carson, attraverso un comunicato rilasciato dal suo staff - dovrebbero continuare a organizzare incontri come quello descritto sul Washington Post questa mattina».
«Se questo - si legge ancora - è l'inizio di una trappola per sovvertire la volontà degli elettori e rimpiazzarla con la volontà dell'élite politica, vi assicuro che Donald Trump non sarà l'unico a lasciare il partito».