24 febbraio 2021
Aggiornato 21:00
Per il quotidiano i repubblicani dovrebbero ripudiarlo

Usa 2016, Washigton Post: Trump come Mussolini

È ora che il partito repubblicano statunitense ripudi la candidatura di Donald Trump. Questa è l'opinione del Washington Post, che ha paragonato Trump a Benito Mussolini

NEW YORK - È ora che il partito repubblicano statunitense ripudi la candidatura di Donald Trump. Questa è l'opinione del Washington Post, espressa oggi dall'Editorial Board e rafforzata, sempre sul quotidiano di proprietà di Jeff Bezos, da Dana Milbank, che nel suo editoriale ha paragonato il candidato a Benito Mussolini.

Paragoni
Milbank scrive che, nel partito repubblicano, c'è chi ha paragonato Donald Trump a Wendell Willkie, il businessman che ottenne la nomination repubblicana nel 1940, per poi perdere contro Franklin Delano Roosevelt. «Wilkie e Trump hanno molto in comune», secondo Ward Baker, alto esponente del partito. Sistemando Trump all'interno della tradizione del partito, Baker - in una nota interna al partito ottenuta dal quotidiano - suggerisce ai candidati repubblicani di assumere alcuni tratti di Trump e di limitare le critiche nei suoi confronti.

Simile al Duce
«No. È difficile immaginare un'analogia meno adatta di quella tra Trump e Willkie. Se il front-runner per la nomination repubblicana - ha scritto Milbank - deve essere paragonato a una figura politica del 1940, allora è più vicino al Duce». A Willkie, ricorda Milbank, fu negata la nomination nel 1944 perché «troppo liberale»; i gesti e i toni di Trump, invece, «evocano lo stile del dittatore italiano». Trump «usa molti degli strumenti dell'armamentario fascista: il disprezzo per la realtà dei fatti, la diffusione di un senso di paura e di crisi prevaricante, la descrizione dei suoi sostenitori come vittime, l'incolpare gli stranieri di una crisi che solo la sua personale capacità potrà aiutare a superare». Più di Trump, preoccupa "la riluttanza tra i leader repubblicani a condannarlo apertamente", ha aggiunto Milbank.

La posizione dei repubblicani
Dopo la proposta di vietare ai musulmani l'ingresso negli Stati Uniti, gli avversari di Trump hanno alla fine condannato le sue parole; ma non basta, secondo lo staff editoriale del quotidiano: gli altri candidati repubblicani dovrebbero dire che si opporrebbero a Trump se dovesse ottenere la nomination. La frattura all'interno del partito creerebbe danni e potrebbe spingere Trump a presentarsi come indipendente. «Queste conseguenze, però, provocherebbero meno danni al partito e alla nazione di quanti ne farebbero i repubblicani se appoggiassero un candidato le cui politiche e la cui retorica sono moralmente, legalmente e pragmaticamente immorali».

Una maledizione per il partito e la nazione
Finora, i leader repubblicani e gli altri candidati avevano aggirato la domanda sull'eventuale sostegno a Trump affermando che non avesse chance di ottenere la nomination, ma non possono più farlo, secondo l'Editorial Board del quotidiano, perché la sua candidatura non è più uno scherzo. «La semplice verità è che la presidenza Trump non solo creerebbe una frattura nella società americana lungo linee etniche, razziali e religiose, ma demolirebbe il prestigio americano nel mondo, allontanando i nostri alleati più importanti». «Criticare Trump non è più sufficiente. È ora di dire chiaramente che è una maledizione per il partito repubblicano e per la nazione» ha concluso l'Editorial Board.

(Con fonte Askanews)