11 agosto 2020
Aggiornato 05:00
Il candidato repubblicano: lo approverei di nuovo, subito

Trump: sì al waterboarding per i sospettati di terrorismo

Il candidato repubblicano ha dichiarato che approverebbe l'uso del waterboarding, tecnica di tortura, per gli interrogatori di persone sospettate di terrorismo

NEW YORK - «Il waterboarding? Potete scommetterci, lo approverei di nuovo in un attimo. Approverei qualcosa di più duro del waterboarding. Funziona. E se non funziona, lo meritano comunque per quello che ci fanno». Queste le parole pronunciate ieri sera da Donald Trump durante un comizio a Columbus, in Ohio, davanti a migliaia di persone.

Tortura
Trump non è il primo candidato repubblicano alla Casa Bianca ad approvare, durante l'attuale campagna elettorale, l'uso del waterboarding per gli interrogatori di persone sospettate di terrorismo; il waterboarding è considerato una forma di tortura, con cui la vittima subisce un annegamento controllato.

Dopo l'11 settembre
Il waterboarding fu eseguito per la prima volta dagli Stati Uniti nel 2002, su membri di al Qaida, tra cui Khalid Sheikh Mohammed, uno degli uomini più importanti dell'organizzazione e 'mente' degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001. Fu poi vietato nel 2006 dall'amministrazione Bush perché inefficace e potenzialmente illegale.

Ricordi 
Ieri sera, Trump ha inoltre ribadito le sue affermazioni sulle «celebrazioni» dei musulmani in New Jersey dopo l'11 settembre, che da giorni fanno discutere gli Stati Uniti. Trump ha ripetuto che ci furono, secondo lui, «festeggiamenti sui tetti di Jersey City, in New Jersey. L'ho visto in televisione e l'ho letto su internet». L'autore dell'articolo di un quotidiano citato da Trump per rafforzare la sua tesi, scrive il Guardian, ha detto ieri di non ricordare alcuna testimonianza di questi festeggiamenti; le autorità hanno sempre negato.

(Con fonte Askanews)