17 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
Dopo gli attacchi terroristici degli ultimi mesi

Turchia, per il G20 di Antalya allertato anche l'esercito

Misure di sicurezza al top prima del G20 in Turchia. Per il vertice, che si terrà il 15 e 16 novembre prossimi nella località marittima di Antalya, sono infatti stati allertati non solo la polizia e l'intelligence, ma anche l'esercito

ROMA - Misure di sicurezza al top prima del G20 in Turchia. Per il vertice, che si terrà i 15-16 novembre prossimi nella località marittima di Antalya, sono infatti stati allertati non solo la polizia e l'intelligence, ma anche l'esercito. La crisi siriana e la situazione dei profughi risulta essere ai primi posti nell'agenda del vertice dove la politica sembra destinata a ricevere per la prima volta un'attenzione maggiore rispetto alle questioni economiche. Ma l'evento rappresenterà sicuramente anche un'occasione per il presidente Recep Tayyip Erdogan, forte della recentissima vittoria elettorale del proprio partito (Akp), di presentare la sua nuova politica estera.

Misure straordinarie
A differenza dei summit passati, per il G20 di Antalya quasi tutti i Paesi ospiti avrebbero chiesto misure «elevate di sicurezza e protezione». Lo riferisce la stampa locale, aggiungendo una lunga lista di precauzioni prese dalle autorità che vanno dal controllo di sicurezza segreto rivolto al personale che presterà servizio negli alberghi, all'estensione dei controlli dell'intelligence riguardante il profilo della popolazione di Antalya, fino all'attivazione di una «zona spaziale sicura» durante l'atterraggio dei voli delle delegazioni ospiti. Ma le misure precauzionali da attuare in aeroporto come alla stazione degli autobus, specificano i media locali, sono rivolti soprattutto per prevenire eventuali azioni dello Stato islamico (Isis).

Le recenti operazioni contro l'Isis
Ankara ha incrementato le operazioni della polizia contro l'Isis nelle ultime settimane in numerose località, soprattutto in quelle più prossime al confine siriano - con conseguente ritrovamento di esplosivi e armi. Solo oggi ad Adana le forze dell'ordine hanno fermato 38 cittadini stranieri (di cui 10 bambini e 15 donne) che, secondo quanto ha riportato l'agenzia semi-statale Anadolu, stavano tentando di unirsi alle file del gruppo jihadista. Altri 20 sospettati - di cui 9 sono stati poi rilasciati - erano stati fermati venerdì scorso, proprio nella provincia di Antalya, con l'accusa di avere legami con l'Isis. Ma le forze di sicurezza risultano aver accresciuto i controlli non solo nelle province meridionali prossime al confine siriano, ma anche negli aeroporti. Così ad esempio, mercoledì scorso, all'aeroporto Ataturk di Istanbul, a un gruppo di 41 persone (40 marocchini e 1 siriano) provenienti da Casablanca è stato impedito l'ingresso nel Paese.

I rapporti ambigui di Ankara con l'Isis
A lungo accusata di chiudere un occhio nei confronti dell'Isis, se non proprio di supportarlo in funzione anti Assad, a partire dallo scorso luglio, Ankara si è unita alla coalizione guidata dagli USA contro il gruppo jihadista. Il governo ha inoltre reso disponibile agli alleati americani la base militare di Incirlik, al Sud del Paese. Da quel momento - pur con tutti gli interrogativi sollevati da vari osservatori sull'effettivo bombardamento degli obiettivi Isis da parte dell'aviazione turca - anche le operazioni di polizia contro lo Stato islamico hanno subito un certo aumento. Il giro di volta nelle operazioni di polizia è arrivato con il doppio attentato dinamitardo di Ankara del 10 ottobre scorso, un attacco costato la vita a 102 persone e attribuito a membri di cellule turche dell'Isis. L'attentato è sfociato nell'arresto di decine di presunti membri dell'organizzazione, dando inizio a una concatenazione di nuove retate, che ora a pochi giorni dal G20 risultano ulteriormente accelerate.

Offensiva militare
Intanto, mentre il ministro degli Esteri Feridun Sinirlioglu la scorsa settimana ha annunciato che a breve sarebbe stata avviata un'offensiva militare contro le milizie dello Stato islamico, senza però specificare altro, oggi Abdülkadir Selvi, giornalista vicino all'esecutivo, ha preannunciato che a breve la Turchia e gli Stati Uniti daranno inizio ad una «grande operazione contro l'Isis a Raqqa e Jarablus». Selvi ha affermato che i due Stati si sarebbero già accordati e che l'attacco avverrà «con le forze di aviazione». «La Turchia ha già preso parte nelle operazioni contro l'Isis, ma questa volta sarà diverso», ha concluso Selvi. Tuttavia, secondo alcuni analisti l'Isis non è ancora considerato dal governo di Ankara come un «obiettivo primario» da combattere. Così ad esempio il prof. Sedat Laciner, esperto di sicurezza e politica internazionale. Laciner, riguardo alle recenti operazioni rivolte a presunte cellule dell'Isis afferma che «possono essere considerate azioni cosmetiche, interventi che non sono in grado di far crollare l'organizzazione. [Ankara] è però costretta a farle per non avere problemi di legittimità all'estero». Secondo lo stesso analista «la priorità della Turchia è impedire che la coppia PKK-PYD [rispettivamente, Partito dei lavoratori del Kurdistan e Partito di unità democratica, braccio siriano del primo] formino un corridoio curdo [tra la Turchia e il Nord della Siria]. Il secondo obiettivo è la formazione di un governo siriano senza Assad e senza il Partito Baas, dove predomini l'elemento sunnita». L'Isis «non è una formazione particolarmente amata dalla Turchia", spiega sempre Laciner, "ma con cui riesce a convivere» giacchè lo considera «quale unico elemento per bilanciare il PKK-PYD. Se l'Isis venisse completamente tolto di mezzo la piazza resterebbe interamente al PYD. Quest'ultimo con la Russia e alcuni Paesi occidentali farebbe della questione curda una questione internazionale. E questo sarebbe un incubo per la Turchia», conclude l'esperto.

(Con fonte Askanews)