Usa-Cina, allarme rientrato?
Il capo delle operazioni navali Usa e il suo corrispettivo cinese hanno discusso in videconferenza, due giorni dopo che un cacciatorpediniere americano ha navigato a meno di 12 miglia nautiche da una delle controverse isole artificiali che Pechino sta costruendo nel Mar cinese meridionale
WASHINGTON - Il capo delle operazioni navali Usa e il suo corrispettivo cinese hanno discusso in videconferenza, due giorni dopo che un cacciatorpediniere americano ha navigato a meno di 12 miglia nautiche da una delle controverse isole artificiali che Pechino sta costruendo in un'area del Mar cinese meridionale rivendicata da sette paesi, innescando una crisi diplomatica tra le due potenze.
Professionale e produttiva
Il colloquio tra l'ammiraglio Usa John Richardson e l'ammiraglio Wu Shengli, che è il capo di stato maggiore della Marina cinese, è durato circa un'ora. Il portavoce del Pentagono, capitano Jeff Davis, ha detto che i due hanno discusso delle «operazioni per la libertà di navigazione, delle relazioni tra le due marine, comprese le visite nei porti imminenti, dell'impegno dei massimi leader e dell'importanza di mantenere il dialogo». Il portavoce della Marina Usa Tim Hawkins ha detto che la conversazione è stata «professionale e produttiva».
Rottura diplomatica
Un ufficiale della Difesa, ieri, ha detto che i cinesi avevano espresso la volontà di cancellare le visite programmate da parte di navi cinesi in un porto della Florida la prossima settimana, mentre l'imminente visita in Cina del comandante del Comando del Pacifico Usa resta ancora in programma.
La crisi
La crisi si è prodotta dopo che la nave USS Lassen ha effettuato un passaggio entro le 12 miglia nautiche da una delle formazioni di terra che la Cina ha costruito tra le isole Spratlhy e le isole Paracel, in un'area rivendicata, oltre che da Pechino, anche da Brunei, Filippine, Indonesia, Malaysia, Singapore, Taiwan e Vietnam. La mossa americana, giustificata con un programma per la «libertà di navigazione» che gli Usa portano avanti da oltre 30 anni, ha provocato la protesta formale di Pechino che ha parlato di «minaccia alla propria sicurezza» e ha convocato l'ambasciatore Usa a Pechino per protestare contro quella che ritiene una violazione della propria sovranità.
(Con fonte Askanews)
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