Isis, Obama valuta azioni di terra in Siria e Iraq
Gli Stati Uniti intensificheranno i raid aerei contro l'Isis e non escludono di condurre azioni dirette sul terreno, ha annunciato il capo del Pentagno, Ashton Carter, confermando de facto l'intenzione di accrescere il ruolo americano nella lotta contro i jihadisti
NEW YORK - Gli Stati Uniti intensificheranno i raid aerei contro l'Isis e non escludono di condurre «azioni dirette sul terreno», ha annunciato il capo del Pentagno, Ashton Carter, confermando de facto l'intenzione di accrescere il ruolo americano nella lotta contro i jihadisti del Califfato Nero, anticipata da indiscrezioni di stampa, che segnalano una crescente pressione in tal senso sull'amministrazione Obama. «Prevediamo d'intensificare la nostra campagna aerea» e «non escludiamo di intervenire poi con azioni dirette sul terreno» ha detto Carter, parlando davanti a una commissione del Senato.
Dopo il fallimento
Secondo il Washington Post,come segno della crescente insoddisfazione della strategia contro lo Stato Islamico, l'amministrazione Obama sta valutando se portare i soldati americani sempre più vicini alle prime linee in Iraq e Siria, le nazioni dove i miliaziani sunniti hanno preso piede nell'ultimo anno. Il quotidiano riferisce che questo è il consiglio dato al Commander in Chief dai consulenti di sicurezza nazionale viste anche le pressioni del Pentagono per un ampliamento del coinvolgimento militare nei conflitti che vedono coinvolti da tempo gli Usa, non solo in Iraq e Siria ma anche in Afghanistan. Non si tratterebbe comunque di un ruolo diretto di combattimento. Secondo la testata della capitale americana, il presidente americano Barack Obama prenderà una decisione al più presto, questa settimana. Resta comunque da capire quanti soldati addizionali sarebbero richiesti per l'eventuale cambio di rotta della strategia Usa. Per il momento, citano alcune fonti anonime del Washington Post, sarebbe un numero limitato.
Misure più ambiziose
La soluzione al vaglio dell'inquilino della Casa Bianca fa parte delle raccomandazioni giunte sul suo tavolo. Esse sono state redatte da comandanti attivi sul campo e analizzate dai top consulenti di Obama tra cui il segretario alla Difesa Ashton Carter e quello di Stato John Kerry in una serie di incontri avvenuti nelle ultime settimane. A non avere ricevuto l'appoggio degli esperti di sicurezza nazionale del presidente Usa sono le misure più costose e ambiziose come una no-fly zone (a cui è favorevole in Siria la candidata democratica alle elezioni presidenziali 2016 Hillary Clinton) o zone cuscinetto che richiederebbero decine di migliaia di truppe da terra per proteggere civili innocenti. L'idea è che simili soluzioni rischierebbero di mettere Washington in diretto conflitto con il regime di Damasco e con le forze appoggiate da Mosca e Teheran (storicamente vicine al presidente siriano Bashar al-Assad).
Invio di un numero limitato di militari
La proposta che Obama sta considerando implicherebbe l'invio sul territorio siriano un numero limitato di militari Usa. Sarebbe la prima volta da quando gli Usa hanno iniziato le loro attività militari lo scorso anno contro l'Isis. Dall'inizio della guerra nel 2011, il Pentagono ha inviato varie volte piccoli team di operazioni speciali nella nazione per missioni lampo. Ma in base all'ultima proposta, le forze speciali lavorerebbero al fianco dei ribelli arabo-siriani moderati e magari con gruppi curdi come il Unità di difese del popolo curdo che hanno recentemente messo a segno qualche vittoria contro lo Stato Islamico. Questi gruppi, protetti via aria dagli Usa, punterebbero a organizzare un'offensiva militare a Raqqa, la città che di fatto funge da capitale dell'Is in Siria. Se avesse successo, una simile operazione segnerebbe un significativo passo indietro per lo Stato Islamico.
Militari embedded
In Iraq invece la nuova strategia americana prevederebbe militari Usa «embedded» nelle brigate irachene per operazioni specifiche come attacchi per riprendere il controllo di Ramadi, una città chiave nella parte occidentale del Paese nelle mani dell'Isis dalla primavera scorsa. Una tale mossa metterebbe i soldati americani, attualmente destinati a operazioni di training, più vicini alle prime linee. Così facendo potrebbero aiutare i comandanti iracheni nella pianificazione proseguendo la lotta quotidiana contro l'Isis a Ramadi.
Rischi
Sia in Iraq sia in Siria, conclude il Washington Post, i funzionari Usa hanno discusso opzioni per prendere di mira in modo più deciso le infrastrutture dell'Isis che così sarebbe colpito finanziariamente. Ma una campagna aerea più aggressiva porta con sé il rischio di un aumento dei morti tra i civili o di un peggioramento della situazione umanitaria già disperata.
(Con fonte Askanews)
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