30 agosto 2025
Aggiornato 01:30
E' stata giusta la guerra in Iraq?

La domanda scomoda che manda in confusione Jeb Bush

Poteva aspettarsele, quelle domande. Eppure, Jeb Bush è andato in confusione nelle ultime 48 ore, quando gli hanno chiesto la sua opinione sulla guerra in Iraq, intrapresa dal fratello George W. nel 2003. Prima ha risposto che avrebbe preso la stessa decisione del fratello, e invaso l'Iraq; poi, ha detto di non essere sicuro di quale fosse la giusta decisione da prendere.

NEW YORK (askanews) - Poteva aspettarsele, quelle domande. Eppure, Jeb Bush è andato in confusione nelle ultime 48 ore, quando gli hanno chiesto la sua opinione sulla guerra in Iraq, intrapresa dal fratello George W. nel 2003. Prima ha risposto che avrebbe preso la stessa decisione del fratello, e invaso l'Iraq; poi, ha detto di non essere sicuro di quale fosse la giusta decisione da prendere.

Argomento caldo
Un argomento che, senza dubbio, sarebbe più volte toccato durante la campagna elettorale, se l'ex governatore della Florida dovesse decidere di presentare la propria candidatura per la nomination repubblicana, in vista delle presidenziali del novembre 2016.

Una domanda scomoda
Tutto è cominciato lunedì sera, durante la sua apparizione al programma «The Kelly File» su Fox News, condotto da Megyn Kelly, che gli ha chiesto: «Se avesse saputo quello che sappiamo ora, avrebbe autorizzato l'invasione?». Bush ha risposto che avrebbe autorizzato l'operazione, come fatto dal fratello e come avrebbe fatto anche Hillary Clinton, in base alle informazioni fornite dall'intelligence. Una risposta che ha fatto subito ipotizzare che non avesse capito la domanda; Ana Navarro, stratega repubblicana e alleata di Bush, ha dichiarato alla Cnn, martedì mattina, che Bush le aveva detto di aver frainteso la domanda.

In confusione
Martedì pomeriggio, a chiedergli un'opinione sull'invasione dell'Iraq è stato Sean Hannity, commentatore politico e conduttore di area repubblicana, che gli ha domandato se oggi prenderebbe una decisione diversa. Bush ha risposto: «Sì, ma non so quale. Si tratta di un'ipotesi». «Jeb Bush ha appena trasformato un'elezione che dovrebbe essere condotta sugli ultimi otto anni in un'elezione sugli otto anni precedenti» ha scritto su Twitter David Frum, commentatore politico conservatore.

Per gli americani si trattò di un errore
Non c'è dubbio che si tratti di un tema particolarmente delicato per Bush: criticare l'invasione dell'Iraq lo costringerebbe a criticare una delle più importanti decisioni assunte dal fratello durante la sua presidenza. Gli americani, però, credono che sia stata un errore: secondo il sondaggio condotto lo scorso ottobre da Nbc e Wall Street Journal, il 66% degli elettori intervistati ha detto che «non ne è valsa la pena», contro il 26% di commenti favorevoli. Nel giugno dello scorso anno, da un sondaggio della Quinnipiac University è emerso che per il 61% degli intervistati l'invasione dell'Iraq è stata «la cosa sbagliata da fare», contro il 32% di persone convinte ancora della bontà della decisione.

Pioggia di critiche
Subito dopo la risposta di Bush alla domanda di Kelly, alcuni commentatori di area repubblicana hanno criticato l'ex governatore della Florida. Laura Ingraham, conduttrice radiofonica e una delle voci più critiche nei confronti di Bush, ha detto che il probabile candidato presidenziale avrebbe dovuto rispondere alla domanda con un «no», dato che «non sono state trovate armi di distruzione di massa in Iraq», un'informazione falsa usata dall'amministrazione statunitense per giustificare l'operazione. «Non puoi pensare oggi che andare in Iraq sia stata la cosa giusta da fare. E' come se non avessi per niente - ha commentato Ingraham - la capacità di imparare dagli errori passati». «Se dovesse mantenere questa posizione (cioè che avrebbe autorizzato l'operazione, pur sapendo che l'Iraq non aveva armi di distruzione di massa, ndr) si tratterebbe di un passo indietro per il partito repubblicano» ha commentato Byron York sul sito del Washington Examiner, magazine di stampo conservatore. Caustica l'interpretazione data da Daniel Larison dell'American Conservative, un bimestrale conservatore: «Se ha capito male la domanda, è perché era pronto a dare in automatico la risposta preconfezionata già usata da molti politici, prima di lui, a favore della guerra», ovvero che autorizzare l'invasione era la cosa giusta da fare, in quel momento.

Hillary Clinton non si scusò per il suo voto a favore dell'invasione
Jeb Bush, lunedì sera, ha citato Hillary Clinton, la candidata favorita per la nomination democratica e, stando ai sondaggi, anche per le presidenziali. L'ex first lady decise di non scusarsi, durante le primarie del 2008, per il suo voto in Senato a favore dell'invasione: una scelta che, ricorda The Hill, contribuì alla sconfitta contro Barack Obama. Clinton ha poi chiuso la questione nella sua autobiografia «Hard Choices», pubblicata pochi mesi fa, in cui ha scritto: «Ho agito in buona fede, prendendo la decisione migliore con le informazioni che avevo. E non sono stata l'unica a sbagliare. Ma ho sbagliato. Chiaro e semplice».