19 novembre 2019
Aggiornato 07:00
Osce: agli elettori non sono state offerte alternative

La farsa delle elezioni kazake

In una tornata elettorale che era tutt'altro che imprevista nei suoi risultati, Nursultan Nazarbayev è stato confermato ieri presidente del Kazakistan per un ulteriore mandato, da aggiungere al quasi quarto di secolo già trascorso al potere nella più ricca delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale.

KAZAKISTAN (askanews) - In una tornata elettorale che era tutt'altro che imprevista nei suoi risultati, Nursultan Nazarbayev è stato confermato ieri presidente del Kazakistan per un ulteriore mandato, da aggiungere al quasi quarto di secolo già trascorso al potere nella più ricca delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia centrale.

Le elezioni non hanno rispettato gli standard dell'Osce
Le elezioni - e anche questo era ampiamente previsto - non hanno rispettato gli standard previsti dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). «Agli elettori non è stata offerta una vera scelta tra alternative politiche» ha detto Cornelia Jonker, capo della missione di monitoraggio elettorale dell'Osce, in un briefing nella capitale Astana. Secondo Jonker, ci sono state «significative restrizioni della libertà di espressione, oltre che del contesto dei media».

Ha vinto con il 97,7% dei voti, e ha votato più del 95% degli elettori
D'altronde il risultato parla da solo: secondo quanto ha riferito oggi la Commissione elettorale centrale s'è recato al voto il 95,2 per cento degli elettori e ha votato per Nazarbayev il 97,7 per cento di loro. Un tempo si parlava di "elezione bulgara", facendo arrabbiare gli abitanti di quel paese ora nell'Unione europea. Oggi si potrebbe parlare di elezione "kazaka": anche nel recente voto, quattro anni fa (il voto di ieri è stato anticipato di qualche mese rispetto alla scadenza naturale), Nazarbayev aveva ottenuto il 95 per cento dei voti.

Qualche merito, poche alternative, scarsa libertà
Dietro questo consenso eccezionale, oltre all'assenza di qualsiasi alternativa e al dominio autoritario di Nazarbayev, c'è tuttavia anche una capacità del presidente di utilizzare le risorse energetiche e la posizione strategica di questo paese da 27 milioni di abitanti per garantire una certa crescita. Nazarbayev regge il timone esercitando un paternalismo benevolo, agli occhi dei suoi cittadini, accanto a una spietata capacità di perseguitare i suoi nemici - spesso ex amici che gli si sono rivoltati contro - come hanno potuto provare in anni recenti l'ex banchiere Mukhtar Ablyazov, oggi in attesa di estradizione in Francia, e l'ex genero Rakhat Aliyev, trovato morto in circostanze poco chiare in una cella in Austria mentre era in attesa anche lui d'estradizione.

Il suo quinto mandato
La futuristica città di Astana, costruita con l'apporto di archistar del calibro di Sir Norman Foster e nata su un suo progetto dal nulla, rappresenta plasticamente lo sforzo di Nazarbayev, oggi 74enne, per collocare il Kazakistan nella mappa del mondo. Quello che inizierà dopo il voto di ieri, sarà il quinto mandato di Nazarbayev. Nato da una famiglia contadina, il presidente studiò da ingegnere, per fare carriere nelle fila del Partito comunista kazako, mentre il Kazakistan era ancora parte dell'Unione sovietica.

In carica da 24 anni
Nel 1989 divenne capo del partito nella repubblica centro-asiatica e nel 1991 fu eletto presidente, mentre l'Unione sovietica si frantumava. Da allora il suo potere è divenuto assoluto e non lo hanno scalfito neanche le critiche internazionali. Nel 1999, nel 2005 e nel 2011 ha consolidato la sua presa sulle istituzioni stravincendo le elezioni e tenendo la barra del paese diritta verso uno sviluppo basato sugli affari, una politica estera multivettoriale (ma con un'attenzione rispettosa nei confronti della vicina Russia) e con una politica interna incentrata sulla sua persone e su un secolarismo autoritario in un paese ampiamente musulmano, con una minoranza russofona importante.

Culto della personalità senza opposizioni
Una popolazione che, per tutta la vita, è abituata a onorare il presidente da una propaganda e un culto della personalità senza opposizioni, si dice ampiamente soddisfatta. D'altronde il suo regime ha garantito tra il 1998 e il 2009 tassi di crescita del Pil a due cifre. Di Nazarbayev sono sostanzialmente soddisfatti anche in vicini. Con la sua politica estera moderata, il Kazakistan è diventato un punto di equilibrio in una regione fortemente instabile. Il presidente russo Vladimir Putin l'ha definito lo scorso anno «il più prudente» leader nell'area post-sovietica. Apprezzamento viene anche dalla Cina, che attraverso il Kazakistan riceve il gas turkmeno da qualche anno grazie a un nuovo gasdotto. Anche l'Italia, con Nazarbayev, ha potuto sviluppare importanti progetti energetici.

Nessun successore dopo di lui
Semmai, come sempre in regimi di questo tipo, gli analisti internazionali si chiedono se le istituzioni kazake saranno in grado di sopravvivere al loro creatore, il quale s'è guardato bene da far crescere qualsiasi possibile successore alla sua ombra. Ricevendo il titolo di «Elbassy», cioè «Padre della Nazione», qualche anno fa, Nazarbayev si è garantito la possibilità di avere voce in capitolo in tutte le decisioni importanti del paese, anche dopo un suo eventuale ritiro. In realtà, l'impressione di tutti, è che il presidente voglia mantenere il potere a vita.