20 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
NYTimes solleva dubbi etici sulla candidata Usa 2016

Uranio a Putin e soldi alla fondazione Clinton. Guai per Hillary?

Per il NY TImes, quando la Clinton era segretario di Stato, l'agenzia dell'energia atomica russa ha assunto il controllo di una società canadese che possiede circa il 20% della capacità produttiva di uranio degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, persone legate alla società canadese hanno donato milioni di dollari alla fondazione Clinton.

NEW YORK (askanews) - Tra il 2009 e il 2013, quando Hillary Clinton era segretario di Stato, l'agenzia dell'energia atomica russa, la Rosatom, ha assunto gradualmente il controllo di una società canadese che possiede circa il 20% della capacità produttiva di uranio degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, persone legate alla società canadese, che non compaiono nella lista pubblica dei donatori, hanno donato milioni di dollari alla Clinton Foundation. A scriverlo è il New York Times, che ha ricevuto alcune anticipazioni di un libro in uscita, 'Clinton Cash', scritto da Peter Schweizer; notizie che ha verificato e su cui ha costruito, insieme a interviste e controlli di dati pubblici in Canada, Russia e Stati Uniti, il proprio reportage.

Uranio asset strategico per Putin
L'accordo che ha permesso alla Rosatom di diventare uno dei maggiori produttori di uranio, consentendo al presidente russo Vladimir Putin di avvicinarsi all'obiettivo di controllare un'ampia parte della catena di distribuzione globale dell'uranio, ha coinvolto i leader dell'industria mineraria canadese - grandi donatori della fondazione Clinton - che hanno costruito, finanziato e venduto ai russi una società poi conosciuta con il nome Uranium One. L'uranio è considerato un asset strategico, con implicazioni per la politica nazionale statunitense, e per questo l'accordo ha avuto bisogno dell'approvazione di una commissione composta dai rappresentanti di diverse agenzie del governo degli Stati Uniti. Tra queste, il dipartimento di Stato, allora guidato da Hillary Clinton.

Denaro nelle casse della fondazione Clinton
Durante le tre transazioni che hanno portato alla conclusione dell'accordo, un flusso di denaro è finito nelle casse della fondazione della famiglia Clinton: il presidente di Uranium One ha usato la sua fondazione di famiglia per versare quattro donazioni, per un totale di 2,35 milioni di dollari, mai rese pubbliche dai Clinton, nonostante l'accordo tra Hillary - allora segretario di Stato - e il presidente Barack Obama, che prevedeva la massima trasparenza sui donatori della fondazione. Altre persone legate alla società, secondo i dati verificati dal New York Times in Canada, hanno fatto donazioni.

500.000 dollari da una banca russa legata al Cremlino subito dopo l'annuncio
Poco dopo l'annuncio dell'intenzione della Russia di acquisire la quota di maggioranza di Uranium One - salutato dal sito della Pravda con il titolo «L'energia nucleare russa conquista il mondo» - Bill Clinton ha ricevuto, per un discorso, 500.000 dollari da una banca d'investimento russa con legami con il Cremlino, che stava promuovendo le azioni di Uranium One. «Non si sa - ha scritto il New York Times - se le donazioni abbiano avuto un ruolo nell'approvazione dell'accordo sull'uranio, ma l'episodio sottolinea» i dubbi etici riguardanti la fondazione Clinton, guidata da un ex presidente degli Stati Uniti che ha fatto molto affidamento sui finanziamenti dall'estero per accumulare 250 milioni di dollari in asset, con la moglie che ha guidato la politica estera del Paese potendo teoricamente fare gli interessi dei donatori della fondazione.

Portavoce della campagna presidenziale di Hillary smentisce
In un comunicato, un portavoce della campagna presidenziale di Hillary Clinton, Brian Fallon, ha scritto che «nessuno ha mai prodotto uno straccio di prova a sostegno della teoria che Hillary Clinton abbia mai preso una decisione come segretario di Stato per sostenere gli interessi dei donatori della fondazione». Ha poi enfatizzato il fatto che molte agenzie federali e il governo canadese hanno dato la loro approvazione all'accordo e che, in generale, queste questioni sono gestite da funzionari di secondo livello. "L'insinuazione che il dipartimento di Stato, sotto l'allora segretario Hillary Clinton, abbia esercitato un'influenza inappropriata per la vendita di Uranium One è totalmente senza fondamento».