19 ottobre 2019
Aggiornato 14:00
Terrorismo | Stato islamico

Contro l'ISIS è l'ora della «guerra psicologica»

Dalla scorsa estate il generale Michael K. Nagata, comandante delle operazioni speciali Usa in Medio Oriente, ha formato una task force tra Pentagono, dipartimento di Stato e le agenzie di intelligence. Un rapporto definitivo è atteso per il mese prossimo.

NEW YORK - Per cercare di fermare lo Stato islamico gli Stati Uniti stanno mettendo in piedi una strategia inedita. L'idea è di tentare di combattere il movimento - che è un ibrido tra una organizzazione terroristica e un esercito - ingaggiando una battaglia psicologica. Così dalla scorsa estate il generale Michael K. Nagata, comandante delle operazioni speciali Usa in Medio Oriente, ha formato una task force tra Pentagono, dipartimento di Stato e le agenzie di intelligence. Un rapporto definitivo è atteso per il mese prossimo.

Ma come scrive il New York Times, Nagata non è ancora giunto a una soluzione. «Non abbiamo ancora capito il movimento e fino a quando non lo faremo non riusciremo a batterlo», ha detto il generale durante una telefonata con il suo team di esperti. Anche se il presidente Obama e i suoi consiglieri credono che sia positivo il risultato dei sei mesi di bombardamenti (le truppe dell'Isis si stanno ritirando da alcune parti dell'Iraq e hanno problemi in Siria), altri funzionari credono che per vincere contro lo Stato islamico si debba intraprendere una campagna sul lungo termine, mirata a distruggere l'ideologia del movimento.

Il vero problema non sta nelle armi o nella potenza di fuoco del gruppo, è il ragionamento alla base, quanto alla sua capacità di controllare territori e persone. Questa abilità deriva dalla capacità di terrorizzare la popolazione, da una narrativa religiosa e settaria e dal controllo economico. Le informazioni - scrive il New York Times - derivano dai verbali segreti degli incontri condotti dalla task force che si sta occupando di comprendere il gruppo terroristico.

Il rapporto finale del gruppo formato da Nagata sarà pronto il prossimo mese. Quello che gli esperti stanno cercando di capire è cosa rende il movimento guidato da Abu Bakr al-Baghdadi così forte e capace di conquistare consensi anche in Giordania, Arabia saudita e in altri Stati dell'area. Per Nagata una soluzione potrebbe arrivare dal coinvolgimento di persone native e residenti nelle aree controllate dall'Isis, in grado di controbilanciare la propaganda sui social media del movimento jihdista.

«Quando usiamo le parole barbarico, oltraggioso e incivile facciamo il gioco dello Stato islamico - ha detto Nagata -, loro vogliono trascinarci su un terreno emozionale». Ma quello che secondo il generale americano serve prima di tutto è uno studio della «potenza intangibile» dell'Isis. Una forza che bisogna comprendere nella sua essenza e molteplicità di aspetti, altrimenti, avverte Nagata, non sarà possibile arrivare a una vittoria definitiva.