15 dicembre 2019
Aggiornato 23:00
Cambiamenti climatici

Foreste, funghi e termiti (e non il clima) fattori dominanti nella decomposizione del legno

Secondo uno studio dell Università della Florida, organismi quali funghi e termiti hanno un ruolo più importante. Come spiega il sito di Science Daily, secondo lo studio fattori locali - quali appunto la presenza più o meno abbondante di organismi - sono responsabili dei tre quarti della variazione riscontrata nei tassi di decomposizione del legno, contro un quarto dovuto alla temperatura.

NEW YORK - La temperatura non è il fattore dominante nella decomposizione del legno (e quindi nell'immagazzinamento di carbonio nell'atmosfera da parte di boschi e foreste), come fin qui presunto nei modelli dei cambiamenti climatici: secondo uno studio dell Università della Florida, organismi quali funghi e termiti hanno un ruolo più importante. Come spiega il sito di Science Daily, secondo lo studio fattori locali - quali appunto la presenza più o meno abbondante di organismi - sono responsabili dei tre quarti della variazione riscontrata nei tassi di decomposizione del legno, contro un quarto dovuto alla temperatura. Lo studio avverte quindi come sia necessaria una maggiore comprensione di tali meccanismi per mettere a punto modelli più efficaci e in grado di fornire predizioni più precise sull'evoluzione del clima nei prossimi decenni.

FORESTE USA, AUMENTO TEMPERATURE ANTICIPA PRIMAVERA - Negli ultimi vent'anni, a causa dell'aumento delle temperature medie provocata dai cambiamenti climatici, nelle foreste orientali degli Stati Uniti la stagione della crescita si è andata progressivamente allungando, con primavere più precoci e autunni più tardi: è quanto risulta da uno studio della statunitense Harvard University. Come spiega il sito di Science Daily, l'effetto è stato quello di permettere alle foreste di immagazzinare una maggiore quantità di carbonio, pari a circa 26 milioni di tonnellate di CO2 rispetto al periodo precedente: tuttavia, non esiste alcun garanzia che il processo possa continuare indefinitamente, e soprattutto va tenuto in mente che si tratta di un piccolo effetto positivo dell'aumento della temperatura in un contesto estremamente negativo per gli ecosistemi del pianeta.
In altre parole, non si tratta di un processo sufficientemente potente per risolvere l'eccesso di CO2 atmosferico: 26 milioni di tonnellate non sono una quantità trascurabile in assoluto, ma lo diventa se paragonata alla quantità di emissioni nell'atmosfera. Infine, l'aumento della temperatura è solo uno degli aspetti dei cambiamenti climatici: un'altro è la variazione nelle precipitazioni e in futuro non è detto che una primavera anticipata possa portare a un maggiore crescita e quindi a un immagazzinamento di carbonio, se questa dovesse associarsi ad una scarsità d'acqua.