21 aprile 2021
Aggiornato 09:00
Sicurezza | Lo scandalo Datagate

L'NSA ammette: «Alcuni analisti abusarono della loro posizione»

«Sono stati rilevati rarissimi casi di violazioni volontaria nel corso dell'ultimo decennio» ha dichiarato la stessa agenzia a Bloomberg, contraddicendo così i funzionari dell'amministrazione Obama e quanto affermato da alcuni legislatori che negavano tale possibilità

NEW YORK - Alcuni analisti della National Security Agency (Nsa) avrebbero deliberatamente ignorato i limiti imposti alla loro autorità nella raccolta di dati dei cittadini americani. «Sono stati rilevati rarissimi casi di violazioni volontaria nel corso dell'ultimo decennio» ha dichiarato la stessa agenzia a Bloomberg, contraddicendo così i funzionari dell'amministrazione Obama e quanto affermato da alcuni legislatori che negavano tale possibilità.

SINDROME 11 SETTEMBRE - «L'NSA - continua la dichiarazione - prende in seria considerazione i casi di cattiva condotta e coopera pienamente alle indagini. L'NSA non tollera alcuna violazione volontaria delle autorità dell'agenzia». I casi, almeno uno per anno ma tutti di carattere minore, vengono riportati in un nuovo report dell'ispettore generale dell'Nsa, il generale Keith Alexander, in cui si elencano anche nuove prove delle violazioni condotte dalle agenzie americane. Fanno riferimento a limiti amministrativi e legali sulla raccolta dati nel territorio nazionale e potrebbero aggiungere nuove pressioni per riformare le leggi che regolamentano le attività governative di intelligence.
Alcuni funzionari hanno dichiarato che gli abusi in questione sarebbero stati compiuti da analisti ansiosi di evitare un nuovo 11 settembre e non avrebbero violato il Foreign Intelligence Surveillance Act del 1978 o lo Usa Patriot Act, ma sarebbero andate oltre le norme dell'Executive Order 12333, voluto dal presidente Ronald Reagan e che regolamenta le operazioni di intelligence.