29 marzo 2020
Aggiornato 20:30
Russia | Caso Pussy Riot

Pussy Riot, manifestazioni in Europa e USA in attesa della sentenza

Le tre ragazze del gruppo russo Pussy Riot, contro le quali la procura di Mosca ha chiesto una condannatre anni di carcere per la loro 'preghiera punk' anti-Putin in una cattedrale, si preparano ad ascoltare la sloro sentenza domani, quando in tutto il mondo si terranno manifestazioni per la loro liberazione

MOSCA - Le tre ragazze del gruppo russo Pussy Riot, contro le quali la procura di Mosca ha chiesto una condanna a tre anni di carcere per la loro 'preghiera punk' anti-Putin in una cattedrale, si preparano ad ascoltare la loro sentenza domani, quando in tutto il mondo si terranno manifestazioni per la loro liberazione.

«Incitamento all'odio religioso» - Alle 13 italiane di domani la presidente del tribunale Khamovnichesky di Mosca inizierà a leggere la sentenza nei confronti di Nadejda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni, che sono in detenzione provvisoria da cinque mesi e il cui processo è iniziato a fine luglio. Le tre imputate devono rispondere dei reati di «teppismo» e di «incitamento all'odio religioso» per aver cantato il 21 febbraio scorso, incappucciate e con chitarre elettriche e amplificatori, una 'preghiera punk' nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore chiedendo alla Madonna di «cacciare Putin» dal potere.

Chiesti tre anni di carcere - Dopo che a inizio agosto lo stesso presidente russo ha detto di sperare in una pena non troppo severa per le tre ragazze, il procuratore ha chiesto di condannarle a tre anni di carcere, tenuto conto della loro fedina penale immacolata e del fatto che due di loro hanno bambini piccoli. La pena massima prevista per i reati di cui sono accusate è di sette anni di carcere.

I legali della difesa chiedono il rilascio delle tre musiciste. Una di loro ha paragonato il processo a quelli delle «troika dell'epoca staliniana», tribunali composti da tre persone che nell'epoca del terrore condannavano sbrigativamente e arbitrariamente le persone ad anni di campo di lavoro o anche alla morte.

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