6 dicembre 2019
Aggiornato 01:00

L'Iran lancia il suo candidato a guida sciiti

Aumentano i timori sul fatto che l'obiettivo a lungo termine di Teheran sia quello di «esportare» la sua rivoluzione islamica in Iraq

TEHERAN - In qualità di leader spirituale nel mondo sciita, il Grande Ayatollah Ali al Sistani ha istruito i suoi sostenitori su cosa mangiare e come lavarsi, come sposarsi e come dare sepoltura ai propri cari. In qualità di guida temporale, si è battuto per la democrazia irachena, insistendo su elezioni dirette fin dai primi giorni di occupazione e mettendo in guardia contro un governo clericale sul modello di quello iraniano.

Con tutta la fragilità dei suoi 81 anni, scrive il New York Times, Sistani saluta ancora i visitatori ogni mattina nella sua casa che si trova in una stradina stretta, a pochi passi dalla cupola d'oro del tempio dell'Imam Ali. Ma le «grandi manovre» per la sua successione sono iniziate e l'Iran sta posizionando il suo candidato per questo posto, un religioso integralista che garantirebbe una linea diretta di influenza sul popolo iracheno a Teheran, aumentando i timori sul fatto che l'obiettivo a lungo termine dell'Iran sia quello di «esportare» la sua rivoluzione islamica in Iraq.

La successione, un processo lungo e a tratti oscuro il cui esito non è affatto garantito, potrebbe modellare l'interazione tra Islam e democrazia non solo in Iraq, dove gli sciiti sono la maggioranza, ma anche in un mondo musulmano sciita che si estende dall'India all'Iran , al Libano e oltre. Le disposizioni dell'ayatollah per la vita di tutti i giorni hanno carattere di legge per la maggioranza dei 200 milioni (circa) di sciiti che lo seguono, i suoi insegnamenti religiosi sono sacrosanti e la sua influenza politica è potentissima.

Per l'Iraq, questa «competizione» aggiunge un altro elemento di incertezza in una democrazia nascente cui la politica è in subbuglio mentre le tre fazioni principali - sciiti, sunniti e curdi - si contendono il potere, scenario che secondo gli analisti temono potrebbe riportare indietro il Paese all'autoritarismo.

«All'Iraq ora non serve questo», ha detto Mohammad Hussein al Eloum, imam da una famiglia religiosa e politica di primo piano; l'ambasciatore in Kuwait e un ex ministro del Petrolio sono suoi figli. «Che Dio protegga Sistani».

Il candidato iraniano, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, è un iracheno di 63 anni di formazione religiosa che ha guidato la magistratura iraniana per un decennio e resta un alto funzionario del governo locale. Finanziati dagli iraniani, i suoi rappresentanti si sono dedicati per mesi alla costruzione di una rete clientelare in tutto l'Iraq, garantendo borse di studio per gli studenti nei seminari.

«Si sta preparando per il dopo Sistani», ha detto Mehdi Khalaji, autorevole membro del Washington Institute for Near East Policy, che ha trascorso 14 anni a studiare nei seminari di Qom, città santa iraniana.

L'iniziativa ha scatenato i timori che l'Iran stia cercando di estendere la sua influenza già vasta nella vita politica ed economica dell'Iraq. Una recente visita da parte del primo ministro iracheno Nouri al Maliki a Teheran, dove ha incontrato l'Ayatollah Shahroudi, ha sollevato ulteriori tensioni. Reidar Visser, uno storico, ha scritto nel suo blog Politica irachena che la visita di Maliki «non ha fatto nulla per mettere a tacere le voci su un qualche tipo di progetto iraniano per il centro più sacro per lo sciismo iracheno».