28 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
Relazioni Vaticano - Stati Uniti

Sulla sanità è scontro tra la Chiesa e Obama

Escalation polemica contro il provvedimento che rende obbligatoria per tutte gli istituti sanitari - compresi gli ospedali cattolici - una copertura sanitaria che comprende i servizi di contraccezione, aborto e sterilizzazione

WASHINGTON - Tra video-messaggi, interventi sui giornali, lettere aperte ai fedeli lette la domenica a messa, si è intensificata la polemica dei vertici della Chiesa cattolica degli Stati Uniti nei confronti di Barack Obama per l'ultimo capitolo della riforma sanitaria voluta dalla Casa bianca.
Lo scorso 20 gennaio il ministro (Secretary) della Salute (Health and Human Services, Hhs), Kathleen Sebelius, ha pubblicato l'ultimo regolamento attuativo della legge Affordable Care Act firmata da Obama a marzo del 2010. Il provvedimento rende obbligatoria per tutte gli istituti sanitari - compresi, dunque, gli ospedali cattolici - una copertura sanitaria che comprende i servizi di contraccezione, aborto e sterilizzazione. Gli istituti hanno tredici mesi di tempo per adeguarsi. L'intenzione della Casa bianca è quella di ridurre aborti e connessi costi sanitari. Molti esponenti cattolici hanno criticato la misura come una violazione della libertà di coscienza e un attentato alla «libertà religiosa» - un caposaldo della Costituzione degli Stati Uniti che secondo i vescovi Usa è talmente a rischio, nell'era Obama, che la Conferenza episcopale ha recentemente creato un comitato per la sua difesa.

Hanno criticato aspramente l'atteggiamento dell'amministrazione Obama vescovi di peso, a partire dal presidente della Conferenza episcopale Usa, mons. Timothy Dolan, arcivescovo di New York. «Mai prima di oggi il Governo federale ha obbligato le persone e le organizzazioni a comprare sul mercato un prodotto che viola la loro coscienza. Ciò non dovrebbe accadere in un paese nel quale il libero esercizio di religione è tra i primi diritti sanciti dal Bill of rights (i primi dieci emendamenti della Costituzione, ndr.)», ha detto Dolan, cardinale 'in pectore', in un video pubblicato sul sito dell'episcopato. Anche l'annuale marcia della vita a Washington, il 22 gennaio, è stata occasione di ripetere le accuse per Dolan e per il cardinale Daniel N. DiNardo, presidente delle attività 'pro life' della Conferenza episcopale degli Stati Uniti.

Molti gli interventi di questi giorni di diversi vescovi per invitare i fedeli a contrastare le misure, come José Horacio Gomez di Los Angeles, Wilton D. Gregory di Atlanta, Gregory M. Aymond di New Orleans, Robert N. Lynch di St. Petersburg, David A. Zubik di Pittsburgh, Joseph E. Kurtz di Louisville. Ma anche una testata cattolica 'liberal' come Commonweal ha sollevato perplessità. «Parlando da cattolico - ha scritto E. J. Dionne - mi auguro che la Chiesa sia più aperta sulla questione della contraccezione. Ma parlando da liberal americano che crede che il pluralismo religioso impone certi obblighi al Governo, penso che i leader della Chiesa avevano ragione di chiedere per maggiori esenzioni dall'obbligo di contraccezione che richiederebbe di agire contro i propri insegnamenti. L'amministrazione avrebbe dovuto fare di più per bilanciare gli interessi di libertà concorrenti in questo caso».

Ieri, infine, molti parroci hanno letto alla messa domenicale una lettera scritta dal proprio vescovo. Con qualche differenza da diocesi a diocesi, la missiva sostiene la stessa accusa. La misura adottata dal Governo federale «colpisce il fondamentale diritto alla libertà religiosa di tutti i cittadini di fede», si legge ad esempio nella versione del vescovo di Marquette Alexander K. Sample, che, con sguardo alle elezioni presidenziali di quest'anno, ricorda come i cattolici rappresentino «un quarto» della popolazione. La lettera, che invita i fedeli a visitare il sito governativo della riforma sanitaria e a protestare col Congresso, afferma: «Non possiamo adeguarci a questa legge ingiusta e non lo faremo. I cittadini di fede non possono essere trattati da cittadini di seconda classe. Ci stiamo unendo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle di altre fedi e a tante altre persone di buona volontà in questo importante sforzo per riconquistare la nostra libertà di religione».