28 gennaio 2020
Aggiornato 10:30
Stati Uniti | Pena di morte

Le ultime ore del condannato a morte Troy Davis

Il New York Times si scaglia contro la pena di morte: «Il rifiuto del comitato di trasformare la condanna a morte in ergastolo è un tragico errore giudiziario»

NEW YORK - Alle 19 ora americana (l'una di notte in Italia), Troy Davis sarà giustiziato nel carcere Diagnostic and Classification State Prison vicino a Jackson, in Georgia, dopo che ieri il Board of Pardons and Paroles, il comitato che valuta le domande di grazia, ha rifiutato di trasformare la condanna alla pena capitale in carcere a vita.

Mentre gli avvocati di Davis stanno cercando di bloccare l'esecuzione all'ultimo minuto, chiamando in causa la «falsa testimonianza», il condannato a morte passa le sue ultime ore di vita in carcere: fino alle 15 può dare l'ultimo saluto alla famiglia, alle 16 consumerà il suo ultimo pasto, alle 17 potrà registrare le sue ultime dichiarazioni, un'ora dopo gli sarà offerto un sedativo e alle 19 riceverà l'iniezione letale.

L'opinione pubblica americana è scossa e divisa sul caso Davis, la cui esecuzione è stata già rimandata tre volte. Il problema è che la dinamica dell'assassinio del poliziotto Mark McPhail a Savannah in Georgia, nel 1989,non è ancora chiara, e l'uccisione di Davis potrebbe rivelarsi un «errore terribile», come titola sul New York Times l'editoriale sul caso Davis. «In tutto il paese il processo legale che porta alla pena di morte si è dimostrato discriminatorio, ingiusto e incapace di essere corretto», continua l'articolo, citando il caso di Duane Buck che, settimana scorsa, è stato salvato dalla pena capitale grazie alla testimonianza di uno psicologo secondo cui l'uccisione di Buck, afroamericano come Davis, avrebbe potuto aumentare la possibilità di «pericoli futuri». «Caso dopo caso aumentano i motivi per cui la pena di morte deve essere abolita», continua il New York Times.

«I gravi errori commessi nel caso Davis sono numerosi», continua il quotidiano. «La polizia di Savannah ha inquinato i ricordi di quattro testimoni oculari, ricostruendo la dinamica dell'omicidio davanti a loro, cosicché le loro opinioni individuali si sono trasformate in un punto di vista unico. E ricerche scientifiche hanno dimostrato quanto sia facile manipolare le identificazioni dei testimoni oculari e quanto siano inaffidabili», spiega il Times. Sette dei nove testimoni hanno ritrattato dopo il processo e «sei hanno detto che la polizia li aveva spinti a identificare Davis come il colpevole con minacce».

Oltre 630.000 lettere che chiedevano di graziare Davis sono state inviate la settimana scorsa al Board of Pardons and Paroles. Tra coloro che hanno chiesto di non giustiziare Davis compaiono il presidente Jimmy Carter, 51 membri del Congresso, il papa Benedetto XVI, e l'ex direttore dell'Fbi William Session che è generalmente a favore della pena di morte.

«Il rifiuto del comitato di trasformare la condanna a morte in ergastolo è un tragico errore giudiziario» conclude il New York Times.