29 settembre 2020
Aggiornato 19:30
Il Governo offre una ricompensa da 1,6 mln euro

Danno fuoco al casinò di Monterrey: almeno 53 morti

I vigili delle fuoco hanno impiegato 4 ore per domare l'incendio. Obama intensifica la guerra alla droga oltreconfine. Ucciso un giornalista, è il settimo da inizio anno

CITTÀ DEL MESSICO - Almeno 53 persone sono rimaste uccise nell'incendio appiccato da uomini armati a un casinò di Monterrey, nel nord del Messico. Lo ha riferito il governatore dello Stato Nuevo Leon, Rodrigo Medina, precisando che l'attacco è stato messo a segno da sei uomini, arrivato al Casinò Royale di Monterrey a bordo di due veicoli. I vigili del fuoco hanno impiegato quasi quattro ore per domare l'incendio.
Il Presidente messicano Felipe Calderon ha condannato l'attacco su Twitter: «E' con profonda costernazione che esprimo la mia solidarietà a Nuevo Leon e alle vittime di questa azione aberrante di terrore e barbarie». Calderon ha quindi chiesto al ministro dell'Interno, Francisco Blake, di raggiungere Monterrey per guidare personalmente l'inchiesta.

Il Governo offre una ricompensa da 1,6 mln euro - Il governo del Messico ha offerto una ricompensa di 30 milioni di pesos (1,6 milioni di euro) per informazioni utili a individuare i responsabili dell'attentato a un casinò, costato la vita a oltre cinquanta persone.
Diversi uomini armati hanno fatto irruzione nell'edificio di Monterrey, nel nord del Paese, cospargendolo di benzina e dandolo alle fiamme. Le autorità sospettano che dietro l'accaduto ci sia la criminalità organizzata: l'attacco è uno dei più cruenti dall'offensiva - scattata nel 2006 - contro i cartelli della droga.

Obama intensifica la guerra alla droga oltreconfine - L'amministrazione di Barack Obama ha intensificato la guerra contro i narcotrafficanti in Messico, attraverso i raid di confine che vengono portati a termine da agenti messicani ma partendo dal territorio americano.
Quella al confine col Messico è una vera e propria battaglia, all'interno della guerra tra diverse bande di narcotrafficanti e tra i narcos e lo Stato messicano, che ha già fatto 35mila morti.
Da un lato i narcotrafficanti sono impegnati a trasportare la droga verso le metropoli del nord, dall'altro le forze dell'ordine messicane assieme alla Dea americana (Drug Enforcement Administration) cercano di bloccarne i movimenti, utilizzando anche strumenti militari di ultima generazione, come i droni con cui monitorare dall'alto il territorio.
Non è facile reperire informazioni ufficiali a riguardo. Washington preferisce non far trapelare nulla perché le operazioni oltreconfine, pur con l'approvazione del governo messicano, sono al limite della legalità, e c'è il rischio di scatenare in Messico un'ondata di sdegno nazionalistico contro il vicino del nord.

Ucciso un giornalista, è il settimo da inizio anno - Il giornalista messicano Humberto Millan, direttore del giornale on line A Discusion della città di Culiacan, è stato ritrovato morto dopo essere stato sequestrato mercoledì scorso da uomini armati. Lo hanno riferito le autorità giudiziarie dello Stato di Sinaloa, precisando che il corpo di Millan, 53 anni, è stato trovato in un campo a tre chilometri a nord di Culiacan, nel nord-ovest del Paese.
Il giornalista, anche corrispondente della rete nazionale Radio Formula, era stato sequestrato mentre si trovava in macchina con il fratello, lasciato libero dai sequestratori. Secondo le autorità, Millan è stato ucciso circa un'ora dopo il suo rapimento con un colpo alla testa.
Dall'inizio del 2011, almeno sette giornalisti e un presentatore televisivo sono stati uccisi in Messico, secondo un conteggio di Reporters senza frontiere. La morte di Millan avviene un mese dopo il sequestro e l'omicidio di Yolanda Ortez, del quotidiano Notiver di Veracruz, nell'est del Paese. Le Nazioni Unite considerano il Messico come il paese americano più pericoloso per i giornalisti.