29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
Otto mesi dopo le elezioni

Iraq, accordo su governo di unità nazionale

Nouri al Maliki dovrebbe rimanere Primo ministro. La sua conferma vittoria dell'«influenza» iraniana

BAGHDAD - I partiti iracheni hanno raggiunto nella notte un accordo di massima per la formazione di un governo di unità nazionale, otto mesi dopo lo svolgimento delle elezioni legislative: lo hanno reso noto fonti del Parlamento di Baghdad.
L'intesa prevederebbe la conferma del premier uscente, lo sciita Nouri al Maliki, mentre la presidenza del Parlamento andrebbe al Blocco Iracheno (Bi) del rivale Ayad Allawi e quella dello Stato rimarrebbe nelle mani del leader curdo Jalal Talabani.

PASSO AVANTI - «La decisione di formare un governo di unità costituisce un grande passo avanti: abbiano sempre sostenuto che la soluzione migliore sarebbe stata quella di un esecutivo che riflettesse il risultato del voto e includesse tutti i principali partiti e blocchi confessionali, senza marginalizzare nessuno», ha commentato Tony Blinken, consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente statunitense Joe Biden.
Il rischio di un'intesa che lasci da parte i sunniti è infatti che le violenze interconfessionali, intensificatesi negli ultimi mesi, si aggravino ulteriormente permettendo anche il rientro sulla scena di gruppi vicini ad Al Qaida mentre le truppe statunitensi continuano il loro ritiro dal Paese.

INFLUENZA IRANIANA - La conferma di Al Maliki - duramente contrastato da Allawi - rappresenta tuttavia una prova della crescente influenza iraniana, così come il sostegno dato al premier uscente dalla fazione fedele al leader radicale sciita Moqtada Al Sadr: non è ancora chiaro che ruolo avranno i suoi 40 deputati, convinti a collaborare dalle pressioni di Teheran.
Il Bi ha ottenuto in cambio - oltre alla presidenza del Parlamento - anche la creazione di un nuovo Consiglio per la Sicurezza, che dovrebbe limitare i poteri del premier in tale settore, e l'abrogazione entro due anni della legge di de-baathificazione della pubblica amministrazione e dell'esercito. Non è chiaro invece se i partiti curdi abbiano ottenuto il referendum sul controllo della regione petrolifera di Kirkuk, reclamata come parte del Kurdistan dopo essere stata «arabizzata» dal regime di Saddam Hussein.
I risultati del voto avevano sancito la vittoria del Blocco Iracheno dell'ex premier Ayad Allawi - sciita, ma che accoglie personalità sunnite - con 91 seggi, contro gli 89 dell'Aed del Primo ministro uscente Nouri al Maliki e i 70 dell'Alleanza Nazionale Irachena (sciita religioso); i partiti curdi contano 43 deputati. Nessuno dei partiti ha quindi ottenuto la maggioranza di 163 deputati, il che rende necessario un esecutivo di coalizione.

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