5 aprile 2020
Aggiornato 03:30
Diritti Umani

Sakineh, dubbi sulla condanna

Si incrina il fronte conservatore. Il Giudice non ha tenuto in debito conto i dettami della Sharia

TEHERAN - La compattezza del fronte conservatore iraniano inizia a incrinarsi sul caso Sakineh. Uno dei principali quotidiani conservatori del paese, «Alef», ha avanzato seri dubbi sulla sentenza di condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani. L'articolo, intitolato «La differenza tra le procedure giuridiche e la sharia» critica apertamente il giudice che ha condannato per presunto adulterio la donna. La legge sacra islamica (la sharia appunto) secondo il quotidiano prevede la possibilità del «perdono» e richiede esplicitamente almeno «quattro testimoni» per una sentenza di condanna.
La presa di posizione del quotidiano rappresenta, riferisce il Times di Londra, la prima divisione pubblica interna al regime sul caso di Sakineh, anche tenuto presente che «Alef» è una testata controllata da Ahmad Tavakkoli, ex primo ministro cugino di Ali Larijani, presidente del parlamento e di Sadegh Larijani, ministro della giustizia. il quotidiano, storicamente vicino al grande ayatollah Khamenei, leader supremo religioso del paese, ha spesso criticato invece il presidente Ahmadinejad.

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