2 aprile 2020
Aggiornato 21:30
Continua il giallo

Notizie contrastanti sulla sorte di Sakineh

La Procura di Teheran: «Condannata a impiccagione». Ministero degli Esteri: «Il caso non è chiuso»

TEHERAN - Condannata a morte per «impiccagione». Anzi no, il suo caso «è ancora sotto esame». Voci ufficiali che non combaciano. Da Teheran giungono notizie contrastanti sulla sorte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana accusata di adulterio e di complicità nell'omicidio del marito. Il procuratore generale iraniano Gholam-Hossein Mohseni-Ejei ha annunciato la condanna a morte di Sakineh per impiccagione, in quanto ritenuta colpevole di omicidio. Un reato considerato più grave rispetto a quello di adulterio, è il messaggio che arriva da Teheran. Per questo va punito prima: l'impiccagione ha dunque «la precedenza» rispetto alla lapidazione. «Secondo la legge attuale, la condanna è più importante della punizione», ha confermato il procuratore generale.

Un'interpretazione del caso che diverge da quanto comunicato finora da Teheran. Sakineh, che ha subito due processi distinti, infatti, era stata ritenuta colpevole per entrambi i capi d'imputazione: nel 2007, però, una corte d'appello iraniana aveva commutato la pena all'impiccagione per complicità nell'omicidio del marito in dieci anni di reclusione, confermando invece la lapidazione per il reato di adulterio. In ogni caso, secondo Mohseni-Ejei, si tratta di un caso esclusivamente giudiziario e di un affare interno, che non ammette ingerenze: «Gli organi giudiziari iraniani non saranno influenzati dalla campagna di propaganda lanciata dai paesi occidentali».

Non è sulla stessa linea d'onda il ministero degli Esteri di Teheran, che contraddicendo la procura, ha escluso una conclusione del caso. La procedura di riesame «non è ancora terminata», ha dichiarato il portavoce Ramin Mehmanparast. «Le due questioni (accusa per omicidio e quella per adulterio) devono essere esaminate. La procedura giudiziaria non è ancora completata e il verdetto finale sarà annunciato dopo la fine di questa procedura», ha aggiunto. L'Italia continua a lavorare «con massima determinazione» per una «revisione» della condanna a morte di Sakineh, ha sottolineato oggi il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, «siamo contrari alla pena di morte comunque essa venga eseguita» ha aggiunto.

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