1 novembre 2020
Aggiornato 01:30
Diritti Umani

Almeno 14 donne rischiano la stessa pena di Sakineh

Il Presidente delle Donne democratiche iraniane: «E' la prova di quanto sia misogino il regime di Teheran»

ROMA - In Iran, oltre a Sakineh Ashtiani, ci sono almeno altre 14 donne che rischiano la lapidazione, e la comunità internazionale deve intensificare le sue pressioni per salvarle. A spiegarlo oggi ad Apcom è Shahrzad Sholeh, presidente delle Donne democratiche iraniane in Italia.

«E' da 20 anni che denunciamo le lapidazioni del governo iraniano. Per fortuna è uscito il caso di Sakineh, che oggi è ancora viva solo grazie a questa straordinaria mobilitazione internazionale», ha spiegato Sholeh, la cui associazione fa capo al Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri), la principale forza di opposizione iraniana all'estero.
«E' assolutamente necessario che l'Italia, che ringraziamo per il suo generoso sostegno, e l'intera comunità internazionale, mantengano e anzi intensifichino la pressione su Teheran se vogliono salvare Sakineh da una orribile morte. Al minimo allentamento della pressione, Teheran potrebbe senz'altro procedere alla sua lapidazione. E se così fosse, sarebbe l'inizio di un massacro di altre donne - su almeno altre 14 pende una condanna alla lapidazione - e di altre migliaia di prigionieri politici che rischiano di essere giustiziati».

Non mollare - «Anche noi, come il figlio di Sakineh (Sajjad Qaderzadeh, 22 anni, ndr) chiediamo di non mollare, e azioni sempre più concrete e mirate come le sanzioni. Ai governi di tutto il mondo, Italia compresa, chiediamo che convochino gli ambasciatori iraniani perché forniscano chiarimenti» sul caso, ha detto ancora Saharazad, informando che il 15 settembre la sua associazione manifesterà davanti a Montecitorio a favore di Sakineh.
«Il caso di Sakineh è una occasione di fondamentale importanza per continuare a fare pressione sull'oppressivo regime iraniano. Inoltre, Sakineh è divenuta un simbolo non solo della lotta delle donne iraniane ma delle donne di tutto il mondo. Ed è anche la prova, al momento ancora vivente, di quanto sia misogino il governo di Teheran», ha concluso Shahrzad.