Amiri: negli Usa mi hanno torturato
Lo scienziato iraniano: «Anche con agenti israeliani, ma grazie ad Allah ho resistito»
TEHERAN - Shahram Amiri sostiene di essere stato sottoposto «alle più severe torture mentali e psichiche» quando si trovava negli Stati uniti. Lo scienziato iraniano, giunto all'alba di oggi a Teheran da Washington, ha detto di essere stato sequestrato e torturato dai servizi di intelligence americani. Agli interrogatori erano presenti, secondo il suo racconto, anche gli uomini dei servizi segreti israeliani. La Cia gli avrebbe offerto 50 milioni di euro per rimanere negli Stati Uniti.
Il fisico ha anche detto ai giornalisti di non aver mai lavorato nel settore del nucleare. «Non ho niente a che fare con Natanz e Fordo (due siti di arricchimento dell'uranio, ndr). Era un gioco del governo americano per fare pressioni sull'Iran, ma io non possiedo informazioni classificate», ha dichiarato Amiri, accolto all'aeroporto internazionale di Teheran come un eroe dal vice ministro degli Esteri iraniano Hassan Ghashghavi e dai suoi familiari.
«Gli americani volevano che io dicessi di essere fuggito in America per mia volontà e volevano utilizzarmi per poi rivelare al mondo false informazioni sul nucleare iraniano. Ma, con la volontà di Dio, ho resistito», ha spiegato Amiri - ripreso sul sito della Bbc - aggiungendo di avere le prove delle sue affermazioni e di poterle fornire, se richieste.
Il viceministro degli Esteri, Qashqavi, ha ringraziato lo scienziato per «aver resistito alle pressioni» e ha respinto le allusioni che il suo rilascio sia una moneta di scambio per il rilascio dei tre escursionisti americani detenuti in Iran dal 2009.
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