25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Il paese rischia il caos

Kirghizistan, oggi il voto sul referendum

La preoccupazione di Medvedev e Obama: «Rischio estremisti al potere»

ROMA - Si sono aperte regolarmente le urne nel referendum costituzionale del Kirghizistan, convocato dal governo ad interim tra imponenti misure di sicurezza.
La Costituzione è necessaria per fornire una cornice di legittimità alla transizione. Agli inizi di aprile, sull'onda di una rivolta che molti hanno descritto come un colpo di stato, a Bishkek s'è insediato un governo provvisorio che ha sciolto le istituzioni legate al regime di Kurmanbek Bakiev. Lo stesso presidente è scappato prima nella sua roccaforte a sud del paese, poi all'estero per andare infine a mettersi sotto l'ala protettrice del suo amico Alexander Lukashenko in Bielorussia.

L'approvazione di una carta costituzionale che sancisca un nuovo assetto istituzionale è un passo necessario prima delle elezioni politiche e presidenziali, che sono previste per ottobre. Attualmente il presidente ad interim Roza Otunbaieva e il suo governo provvisorio non hanno alcuna legittimazione legale.

Una transizione, quella kirghisa, che preoccupa anche le grandi potenze. Il Kirghizistan è un paese che si trova in una posizione geografica la cui importanza è testimoniata dalla presenza nel suo territorio sia di una base russa, a Kent, sia di una base statunitense, a Manas, peraltro cruciale per lo sforzo bellico americano in Afghanistan. Ieri, incontrandosi alla Casa Bianca, i presidenti delle due potenze, Barack Obama e il russo Dmitri Medvedev, hanno auspicato che in Kirghizistan si arrivi a formare un governo «capace di far fronte alle sfide» che eviti il rischio di frantumazione del paese, come ha detto il leader del Cremlino. «Siamo tutti preoccupati che in queste condizioni, gli estremisti possano arrivare al potere», ha proseguito il presidente russo, «Dovremo allora risolvere gli stessi problemi che dobbiamo affrontare in altre regioni, come in Afghanistan».

La bozza di Costituzione è stata resa pubblica alla fine di aprile e prevede un ruolo più forte del Parlamento e una diminuzione dei poteri del presidente, che finisce per avere funzioni prevalentemente rappresentative. Inoltre considera inviolabili la libertà di stampa e alla libera espressione.