3 dicembre 2020
Aggiornato 02:00
Thailandia

Bangkok brucia, morto un fotoreporter italiano

Ma i leader delle «camicie rosse» hanno annunciato una resa

BANGKOK - E' scesa la notte su Bangkok, dopo una delle giornate più tormentate dall'inizio della lotta delle 'camicie rosse'. Un'altra notte «di sofferenze», come ha dichiarato, minaccioso, il portavoce del governo, annunciando che le operazioni dell'esercito andranno avanti per stroncare la protesta, dato che alcune aree della città «non sono ancora sotto il nostro controllo». Il governo ha ordinato un coprifuoco di 10 ore, dalle 20 (le 15 in Italia) alle 6 di domani mattina, il primo dal 1992.

E' stata la giornata della resa dei leader della protesta, della rabbia dei manifestanti, dei centri commerciali, della Borsa e di un'emittente televisiva dati alle fiamme. Ma anche il giorno di una vittima italiana, Fabio Polenghi, fotoreporter milanese di 48 anni, colpito all'addome da un proiettile. Con lui, sono state uccise altre 5 persone, mentre i feriti sarebbero 58, tra cui altri due reporter.

Gli scontri, particolarmente violenti, sono iniziati all'alba, quando le forze dell'esercito hanno deciso di rompere gli indugi e attaccare i dimostranti nella cosiddetta 'zona rossa', nel centro turistico e commerciale della capitale, occupata da diverse settimane. Dopo l'annuncio governativo della fine dei negoziati, l'esercito ha fatto irruzione con i blindati attraverso le barricate delle camicie rosse, aprendo il fuoco in tutte le direzioni.

Verso le 13 (ora locale) l'annuncio dei leader della protesta, radunatisi sul palco posto al centro della 'zona rossa': «Ci arrendiamo». Una scelta accolta da urla di disappunto, mentre uno dei sette capi della 'resistenza' spiegava: «Abbiamo fatto del nostro meglio, vogliamo prevenire ulteriori perdite umane. Disperdetevi pacificamente». I leader si sono poi consegnati alla polizia; tutti tranne uno, che si è dato alla fuga.