3 dicembre 2020
Aggiornato 02:00
Scontri in Thailandia

Bangkok, dopo lo stato d'emergenza sale la tensione

Le camicie rosse, militanti fedeli al deposto premier Thaskin Shinawatra, hanno fatto irruzione in Parlamento

BANGKOK - Il primo ministro thailandese, Abhisit Vejjajiva, sotto la pressione della piazza che chiede le sue dimissioni, ha decretato lo stato d'emergenza a Bangkok e nelle provincie limitrofe. La decisione è stata presa dopo l'irruzione nel cortile del parlamento di oltre 5mila «camicie rosse», favorevoli all'ex primo ministro in esilio. Thaksin Shinawatra.

Il premier in carica ha promesso di riportare al più presto la calma nella capitale, teatro in queste ultime settimane di decine di manifestazioni contro il governo. «Lo stato di emergenza è un mezzo legale per il governo per risolvere la situazione, fermare la disinformazione, perseguire i leader dei manifestanti e prevenire i sabotaggi in modo efficace», ha dichiarato, in diretta tv, il capo della coalizione parlamentare.

E' la quarta volta, dal 2008, che la Thailandia, paese politicamente instabile, ricorre a questa misura d'eccezione, che vieta gli assembramenti con oltre cinque persone e permette alle forze dell'ordine di procedere ad arresti senza mandato della procura. Da parte loro, le «camicie rosse» hanno promesso di non cedere di un passo. «Metto in gioco la mia vita con questo governo dittatoriale», ha dichiarato Jatuporn Prompan, uno dei responsabili del movimento. «Ci dobbiamo preparare per un'altra guerra. Se i militari arrivano, non abbiate paura, restate dove siete», ha affermato Veera Musikapong, un altro leader.

Uno dei primi obiettivi delle forze di sicurezza sarà quello di sgomberare il quartiere turistico e commerciale della capitale «occupato» dalla «camicie rosse» che ha provocato enormi perdite economiche ad hotel e centri commerciali. Secondo le ultime stime della polizia, a Bangkok ci sarebbero 25mila «camicie rosse» di cui 20mila nella zona più importante della capitale. Le forze dell'ordine hanno già annunciato la chiusura del «Canale del popolo», la televisione delle «camicie rosse», attraverso la quale i leader dell'opposizione arringano i loro sostenitori.

Oggi, le «camicie rosse» sono nel cortile del parlamento, provocando la sospensione della seduta quotidiana dell'Assemblea e costringendo diversi membri del governo a fuggire dall'edificio attraverso un elicottero. Alcune ore dopo i manifestanti hanno lasciato il palazzo. Da circa un mese, gli oppositori del premier scendono in piazza quasi quotidianamente. Il movimento è stato pacifico fino ad alcuni giorni fa e il governo teme una deriva violenta dopo quella dell'aprile 2009 che provocò due morti e più di 120 feriti.

Le «camicie rosse», espressione in particolare dei contadini del nord e del nordest della Thailandia, accusano Abhisit Vejjajiva di essere al servizio delle elite tradizionali di Bangkok ed esigono le sue immediate dimissioni. Il capo del governo ha, da parte sua, accettato di trattare su eventuali elezioni anticipate alla fine dell'anno, termine giudicato irragionevole dagli avversari.