6 aprile 2020
Aggiornato 04:30
Ultima spiaggia per salvare la riforma

Al via il summit sulla sanità americana

Obama spera di trovare consenso almeno tra i Democratici sulla riforma arenata al Congresso dopo oltre un anno di dibattito

NEW YORK - Neppure i più ottimisti nella cerchia del presidente Barack Obama si aspettano un'intesa bipartisan dal summit sulla sanità che si terrà oggi, di fronte alle telecamere televisive, alla Blair House alla presenza di rappresentanti della maggioranza democratica e dell'opposizione repubblicana. In discussione c'è la grande riforma della sanità, pietra angolare dell'agenda di governo democratica ma arenata al Congresso dopo oltre un anno di dibattito.

La riforma, nonostante la grande confusione dei media europei, non porterebbe la sanità pubblica negli Stati Uniti, ma mantenendo un sistema interamente privatizzato introdurrebbe nuove regole per ridurre i costi delle prestazioni mediche ed estenderebbe l'assistenza a 31 milioni di americani, sui circa 50 milioni che oggi ne sono privi. Non un'impresa semplice, tuttavia.

Obama spera di sbloccare il negoziato, non tanto con i repubblicani che continueranno a fare muro contro muro, ma tra le diverse correnti del partito democratico, alla Camera e al Senato. I due rami del Congresso hanno entrambi varato versioni della riforma lo scorso anno, ma i testi sono diversi e inconciliabili e i democratici non hanno finora trovato i voti per una versione definitiva: i numeri per passare la riforma impopolarissima non ci sono più. Lo stesso Obama, lunedì scorso, ha presentato una sua versione della legge, sfidando i colleghi di partito a trovare un consenso e i repubblicani a proporre emendamenti.

Le vie di uscita per i democratici sono due: la Camera potrebbe approvare la versione del testo passata al Senato senza modificarla, in barba alle forti riserve della sinistra del partito; altrimenti potrebbe toccare al Senato forzare la mano ricorrendo allo strumento parlamentare della riconciliazione, per il quale basterebbe una maggioranza relativa e non la super maggioranza di sessanta voti richiesta dall'iter ordinario. Va ricordato che i democratici la super maggioranza l'avevano, ma hanno perso il sessantesimo voto insieme al seggio di Ted Kennedy in Massachusetts, il mese scorso.

La proposta di Obama prevede un investimento federale di 950 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni: più degli 871 miliardi previsti dalla versione della legge votata dal Senato, ma meno dei 1.050 miliardi del testo approvato dalla Camera. Per effetto della riforma il deficit federale scenderebbe di 100 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni e di circa mille miliardi nella decade successiva. I risparmi sono in gran parte derivati da tagli alla spesa e dalla riduzione di sprechi.

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