20 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Infuria la guerra della droga

In Messico ucciso il capo del cartello Leyva

Arrestato il leader de «La Familia». Mozzata la testa a sei agenti

CITTÀ DEL MESSICO - La guerra della droga infiamma il Messico. Arturo Beltran Leyva, detto «il boss dei boss», il capo di uno dei principali cartelli del narcotraffico nel paese centro-americano, è stato ucciso ieri insieme a quattro dei suoi uomini in uno scontro con le forze speciali della marina. Il «padrino» del cartello «dei fratelli Beltran Leyva» è morto «in un sanguinoso conflitto a fuoco tra gli uomini della sua organizzazione e i militari» a Cuernavaca, vicino alla capitale.

L'uccisione di Leyva è solo l'ultimo colpo inferto dagli uomini di Felipe Calderon ai cartelli locali. Meno di due settimane fa, infatti, almeno 13 esponenti del cartello del narcotraffico «Los Zetas» sono stati uccisi a Ciudad Juarez, e tra essi anche il leader del gruppo Ricardo Almansa Morales. Una duplice operazione, a distanza di pochi giorni, che è stata completata con l'arresto nello stato di Michoacan del leader di «La Familia», Antonio Chavez Andrade, conosciuto come il nipote.

Un successo parziale per il presidente Calderon, che mesi fa ha deciso di dichiarare una guerra senza quartiere ai narcotrafficanti messicani, che restano assai potenti, bene armati e per nulla intenzionati a rinunciare ai loro ricchi affari. E non è un caso che la rappresaglia dei cartelli della droga è già arrivata puntuale. Le teste di sei poliziotti sono state trovate in sacchi di plastica in un giardino di una chiesa a Cuecame, nello Stato di Durango, in quella zona del paese definita «il triangolo d'oro», passaggio obbligato del traffico di droga diretto verso gli Stati Uniti e zona di coltivazione della marijuana.

Ancora più a nord, alla frontiera messicana con la California, quattro clienti di un ristorante di Tijuana sono stati uccisi in una sparatoria scatenata da un commando armato. Altre tre persone sono state uccise in un appuntamento clandestino di tossicomani, ha detto un portavoce della procura locale. Altri omicidi sono stati commessi a Tijuana e nel vicino stato di Chihuahua, tredici dei quali a Ciudad Juarez, dove si contano 2.500 cadaveri dall'inizio dell'anno.