16 dicembre 2019
Aggiornato 13:00
Vertice di Copenaghen

Greenpeace «assalta» il Colosseo: fare accordo ora

In 50 hanno fatto «scritta umana» per impegni ambiziosi. «I cambiamenti climatici e la pace nel mondo sono due facce della stessa medaglia»

ROMA - Gli attivisti di Greenpeace sono saliti sul più importante monumento storico di Roma, il Colosseo, per chiedere che a Copenhagen venga raggiunto un accordo storico. Si tratta di otto climbers di cui due donne. Hanno aperto uno striscione di 300 metri quadrati con scritto «Copenhagen: accordo storico adesso, make history now!». Cinquanta volontari hanno composto con i loro corpi una scritta umana ai piedi del Colosseo, per chiedere impegni ambiziosi e vincolanti per la riduzione dei gas serra. La protesta pacifica avviene due giorni dopo l'apertura del vertice sui cambiamenti climatici di Copenhagen, e all'alba della consegna al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, del Premio Nobel per la Pace, domani a Oslo.

«I cambiamenti climatici e la pace nel mondo sono due facce della stessa medaglia» afferma Francesco Tedesco, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace «Se i leader del mondo non agiranno adesso per ridurre i gas serra, il Pianeta andrà incontro a estinzioni di massa di specie animali e vegetali, migrazioni di massa e carestie, una bomba destabilizzante per la pace nel mondo. Il Presidente Obama e gli altri leader hanno adesso l'opportunità di garantire a tutti noi un futuro sostenibile di pace, ed entrare così nella storia».

Non è troppo tardi per evitare impatti climatici catastrofici, ma le decisioni devono essere prese adesso. Le questioni cruciali sul tavolo dei negoziati di Copenhagen rimangono ancora aperte, e per sbloccare la situazione occorre che siano i Paesi industrializzati a fare il primo passo impegnandosi a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 40% al 2020, e garantendo risorse finanziarie pari a 110 miliardi di euro all'anno per fronteggiare i cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo.

«Copenhagen dovrà avere come risultato un accordo socialmente equo, ambizioso negli obiettivi e legalmente vincolante - spiega Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia - Qualsiasi accordo genericamente politico o che voglia dilazionare nel tempo un accordo serio è un modo per sprecare un'occasione storica: mai come oggi il mondo si è mobilitato per chiedere una sola cosa: agire per salvare il Pianeta dai cambiamenti climatici più catastrofici».

Domani a Bruxelles si aprirà, inoltre, un nuovo incontro dei Capi di Stato europei, che affronteranno la loro posizione sul clima, proprio in vista di Copenhagen. Greenpeace chiede all'Europa di innalzare il proprio obiettivo unilaterale di riduzione delle emissioni come indicato dalla scienza, portandolo dall'attuale 20% al 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990. L'Europa deve inoltre impegnarsi a fornire risorse finanziarie pubbliche pari almeno a 35 miliardi di euro per i Paesi in via di sviluppo.