24 febbraio 2020
Aggiornato 16:00
Risveglio movimentato quello di ieri mattina alla Casa Bianca

Nobel per la pace a Obama, mondo fra speranza e scetticismo

Il Premio assegnato «per gli sforzi straordinari». Il Presidente Americano: «Accetto come chiamata all'azione»

WASHINGTON - E' stato un risveglio movimentato quello di ieri mattina alla Casa Bianca: Barack Obama ha saputo del conferimento del premio Nobel per la Pace direttamente dal suo portavoce, Robert Gibbs, che lo ha chiamato alle 6 della mattina: subito dopo è entrata nella 'Master Bedroom' della Casa Bianca la giovane Malia, che ha annunciato i due eventi fondamentali della giornata: «Papà hai vinto il premio Nobel! Ed è il compleanno di Bo», il cane della famiglia Obama.

Il presidente, come d'altronde mezzo mondo, non si aspettava questo 'trionfo preventivo', che è certamente lusinghiero ma lo mette sotto pressione. Nel reagire alla notizia, Obama ha usato toni umili: «Accetto questo premio come una chiamata all'azione», ha detto», «vi confesso che non credo di meritare di essere insieme a persone che lo hanno vinto in passato e che sono state motivo di ispirazione per me e per il mondo intero». «Per i suoi sforzi straordinari per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli», è la motivazione letta dal Comitato norvegese che ha selezionato Obama fra numerosi candidati. «Solo assai raramente qualcuno è riuscito come Obama a catturare l'attenzione del mondo e a dare una speranza per un futuro migliore», e Obama «ha creato un clima nuovo nella politica internazionale», riportando al centro il multilateralismo.

Positive le reazioni della maggior parte dei leader mondiali: il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che il premio a Obama costituisce «uno stimolo per il presidente e per tutti noi». Per il presidente francese Nicolas Sarkozy questo premio «consacra» invece «il ritorno dell'America nel cuore di tutti i popoli». Il premier italiano Silvio Berlusconi ha ricordato come il «sogno di un mondo senza armi nucleari e di dialogo tra tutte le nazioni ha riacceso la speranza di un futuro di pace».

Plausi anche da Israele e dall'Autorità nazionale palestinese (Anp), mentre Hamas è critica («riconoscimento inutile«), come pure i talebani («nessun cambiamento di strategia per la pace«). Duro, stavolta in patria, anche il partito repubblicano: il segretario Michael Steele ha definito «una delusione» e «un abbaglio» il premio a Obama, senza congratularsi con lui. Scettica e ambigua la reazione iraniana: premio «prematuro» ha detto il ministro degli Esteri Manouchehr Mottaki, ma se aiuterà la pace, «allora non siamo contrari». E, ancor più di molte critiche scontate, pesa il silenzio assordante di Russia e Cina.