21 settembre 2019
Aggiornato 17:30
G8 DELL'AQUILA

Obama: passi avanti sul clima, Onu: occasione mancata

Emergenti non accettano target su emissioni, sì a tetto 2 gradi

L'AQUILA - Uno «storico consenso» fra i paesi più industrializzati e «alcuni importanti passi avanti» con gli emergenti verso la conferenza di dicembre a Copenaghen. Questo il bilancio sul clima dei primi due giorni di lavori all'Aquila, nelle parole del presidente americano Barack Obama. All'avvio del summit il G8 aveva adottato l'obiettivo comune del taglio delle emissioni di gas serra dell'80% entro il 2050, puntando al dimezzamento delle emissioni globali per la stessa scadenza (in riferimento agli anni '90 o più recenti).

AMBIZIONI FRENATE - Oggi i nuovi grandi inquinatori, del calibro di India, Cina o Brasile, hanno frenato le ambizioni Usa, rinunciando a qualsiasi target definito e limitandosi a condividere con gli avanzati la necessità, più volte sostenuta dal mondo scientifico, di fissare a un massimo di due gradi centigradi il tetto per l'aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli pre-industriali. Anche per questo, l'Onu ha definito i traguardi di Coppito «non sufficienti» per un reale progresso.

La riunione che Obama ha presieduto nel pomeriggio in presenza del segretario generale dell'Onu Ban ki-Moon - che ha messo insieme i paesi G8 (Usa, Russia, Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Giappone) e G5 (Messico, Sudafrica, Brasile, Cina e India) con Indonesia, Corea del Sud e Australia più la Danimarca (alla presidenza di turno della conferenza mondiale sul clima che si terrà a fine anno) - non ha certo risolto il problema, ma «ha fatto alcuni importanti passi avanti» per il presidente Usa.

«Non è un compito di piccola entità per 17 leader sormontare le loro differenze su una questione come i cambiamenti climatici» ha osservato l'inquilino della Casa Bianca. In ogni caso, secondo Obama, anche se la recessione globale rende difficile un accordo per il post-Kyoto i leader mondiali devono trattenersi «dalle tentazioni di cinismo» e andare avanti. Ora i governi si trovano davanti a una scelta fondamentale, a detta del leader: «Possiamo dare forma al nostro futuro oppure lasciare che gli eventi lo facciano per noi».

EMISSIONI CO2 - «Questa settimana i paesi del G8 sono arrivati a un consenso storico su obiettivi concreti per la riduzione delle emissioni di CO2 - ha ricordato Obama - abbiamo tutti concordato che entro il 2050 i paesi sviluppati ridurranno le loro emissioni dell'80% e che lavoreremo con tutti i paesi per ridurre della metà le emissioni globali. Questo sforzo ambizioso - ha proseguito - mira a limitare il riscaldamento globale a non oltre i due gradi centigradi che, come la nostra dichiarazione ha affermato esplicitamente per la prima volta, è quello che la maggior parte del mondo scientifico ha chiesto».

L'Onu ha invece parlato di occasione mancata: «I traguardi che hanno finora indicato sono insufficienti» ha considerato il segretario generale Ban. «Il problema del clima è una responsabilità - ha dichiarato - è un imperativo politico e morale, una responsabilità storica per il futuro dell'umanità». «Non ci aspettiamo di risolvere la questione in un incontro, o con un summit, ma ritengo che abbiamo fatto alcuni importanti passi avanti» ha risposto il presidente americano.

D'accordo il padrone di casa, Silvio Berlusconi, che ha affrontato il tema anche con i partner europei, in una riunione informale a margine del summit. «Guardiamo con ottimismo alla possibilità che la conferenza di Copenaghen possa concretizzare interventi accompagnati da impegni precisi da parte dei paesi in via di sviluppo» ha assicurato il presidente del Consiglio. E se il G8 ha fatto progressi, l'Europa ha fatto «ancora di più - ha rivendicato il ministro degli Esteri Franco Frattini - perché ha fissato pure l'obiettivo intermedio con l'obbligo del 20% da qui al 2020. Quindi direi che con questo noi chiudiamo un buon accordo per il negoziato di Copenaghen a dicembre».