7 giugno 2020
Aggiornato 02:00
Mondo. Birmania

San Suu Kyi: sono innocente, non ho commesso reati

Ma il tribunale birmano accetta la richiesta d'incriminazione

RANGOON - La leader dell'opposizione in Birmania, Aung San Suu Kyi, si è dichiarata «innocente» davanti al tribunale che la processa da lunedì a porte chiuse nella prigione di Insein, a nord di Rangoon. Lo annuncia uno dei suoi avvocati e portavoce del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia.

La 63enne leader democratica e Premio Nobel per la Pace è accusata di aver violato gli arresti domiciliari per aver ospitato per due giorni un bizzarro americano, il mormone John William Yettaw, giunto nella sua casa attraversando il lago a nuoto. «Non sono colpevole, dato che non ho commesso alcun reato», ha dichiarato San Suu Kyi, secondo il portavoce e legale Nyan Win, fornendo un resoconto dell'udienza ai giornalisti.

Il tribunale birmano, tuttavia, ha accettato oggi la richiesta di incriminazione per San Suu Kyi, aprendo la strada a una sentenza che sarà probabilmente pronunciata prima che scadano i termini dei domiciliari, il 27 maggio. Se giudicata colpevole, rischia fino a cinque anni di carcere che, secondo uno dei suoi avvocati, l'americano Jared Genser, potrebbero essere letali per le sue precarie condizioni di salute. Nove Premi Nobel, tra cui il vescovo sudafricano Desmond Tutu, hanno duramente criticato il procedimento definendolo «una beffa».

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