20 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Mondo. Birmania

Avvocato: condannare San Suu Kyi vuol dire farla morire

Genser: «E' determinata ma la sua salute non è buona»

Giudici non indipendenti, accusa ridicola e tempistica perfetta, perché tra pochi giorni sarebbero scaduti i termini degli arresti domiciliari. Per l'avvocato americano di Aung San Suu Kyi, Jared Genser, intervistato da La Repubblica, ci sono tutti gli ingredienti per ritenere che il processo contro al leader dell'opposizione birmana è una farsa per tenerla agli arresti e impedirle di partecipare alle prossime elezioni, previste nel 2010.

Genser dice che la sua assistita, benché non possa comunicare direttamente con lui, è forte e determinata perché è consapevole di essere la leader legittimamente eletta dal popolo ma sul piano della salute le sue condizioni non sono buone. Per questo teme che con la probabile condanna, Suu Kyi possa tornare in carcere, luogo più che mai malsano in Birmania. «Condannarla alla detenzione è come condannarla a morte», afferma l'avvocato che non si lascia certo entusiasmare dall'apertura di ieri del tribunale a diplomatici e giornalisti. «I militari birmani sono sempre molto bravi a fare aperture formali», spiega.

Per Genser è fondamentale che la comunità internazionale passi dalle parole di condanna della giunta birmana ai fatti: «Il Segretario generale Onu Ban Ki-moon dovrebbe convocare una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza qualora Aung San Suu Kyi».