25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00

Arabia Saudita: dopo il boom giro di vite su palestre femminili

Niente licenza se non dipendono direttamente da un ospedale

RIYAD - Fra i diritti negati alle donne in Arabia Saudita c'è quello della forma fisica. Le palestre femminili fanno sempre più fatica a ottenere le licenze e un recente provvedimento di matrice wahabita imporrebbe addirittura la chiusura di tutti i centri fitness per sole donne che non dipendano direttamente da un ospedale o da un'altra istituzione sanitaria.

All'origine del problema, scrive il Guardian, il fatto che le autorità responsabili dello sport e dei giovani non sono mai state autorizzate né preparate alla gestione di palestre femminili. «Mi sono trovato a sbattere contro un muro» racconta l'imprenditore Bader Al-Shibani che voleva aprire una palestra per donne a Gedda, dove ne gestisce già una per soli uomini. «Ogni ministero a cui mi sono rivolto ha negato di avere l'autorità necessaria per accordare il permesso di aprire un circolo femminile. Alla fine ho semplicemente deciso di abbandonare il progetto».

Il quotidiano al-Madinah riferisce di diverse palestre private senza licenza fatte chiudere dalle forze dell'ordine a Gedda e Dammam. Per il momento i club della capitale Riad sarebbero stati risparmiati. Il mese scorso un gruppo di saudite ha dato il via a una vivace campagna di protesta sul Web: con lo slogan provocatorio 'Lasciamole ingrassare' hanno denunciato il costo elevato dei centri sportivi legati alle strutture sanitarie ufficiali. Nel Paese le prime palestre sono state introdotte sei anni fa, ma nel giro di poco tempo hanno ottenuto un enorme successo. Le autorità religiose le hanno subito bollate come «vergognose» e «indecenti».