28 gennaio 2020
Aggiornato 01:00

Afghanistan, Mutawakil: Talebani sono pronti a negoziare

Parla l'ex ministro degli esteri del mullah Omar

ROMA - Il movimento dei talebani in Afghanistan è pronto a «negoziare» un accordo di pace e, siccome «ha riconosciuto i suoi errori», ci sono dei segnali che fanno ritenere che è disponibile anche «a una suddivisione del potere». A parlare è Wakeel Ahmed Mutawakil, ex ministro degli Esteri del governo talebano, tra il 1995 e il 2001. Mutawail era uno degli uomini più vicini al Mullah Omar. E ancora oggi si comporta come un ministro. Abita a ovest di Kabul, la sua casa è guardata a vista da decine di guardie del corpo.

L'ex ministro talebano parla raramente, ma adesso ha deciso di rilasciare un'intervista a Le Figaro. «La maggioranza degli afgani è per il processo di pace», dice. «E la comunità internazionale, in questa partita, gioca un ruolo positivo. La dichiarazione di Obama, secondo la quale la guerra non si può vincere (solo) attraverso l'iniziativa militare, è positiva. Come lo sono le dichiarazioni francesi».

Al momento, riferisce Mutawakil, i negoziati di pace «non sono ancora stati lanciati», né è stata designata una commissione dei talebani per trattare con la controparte. Ma la strada da percorrere, secondo l'ex ministro, è chiara: «Le due parti non devono imporre delle pre-condizioni. Bisogna cominciare dalle cose facili, non da quelle difficili. E' necessario creare un clima di fiducia, puntando al consenso, ad esempio su scuole e ospedali».

Mutawakil, qualora gli venisse richiesto, si dice disposto «a un'azione positiva in favore della pace» nel suo paese. D'altra parte, ammette, «i talebani hanno fatto tesoro della loro esperienza, hanno riconosciuto i loro errori, e da questi segnali si può supporre che siano pronti a dividere il potere».

Quanto alla Costituzione, su cui tanto si discute negli ultimi mesi, «è buona, in generale». «Ma è stata fatta in un anno, senza che i talebani fossero coinvolti. Eppure si tratta della maggioranza nel paese», precisa. E' per questo che «comporta alcuni articoli contraddittori, per esempio quelli riguardanti la pratica religiosa e il rispetto dei diritti dell'uomo. E la data delle elezioni».

Quest'ultimo è uno dei punti più spinosi. Il voto per le presidenziali si svolgerà il prossimo 20 agosto, ma il mandato dell'attuale capo di Stato Hamid Karzai scadrà il 21 maggio. Quella di accettare le elezioni e il loro esito è per i talebani una questione secondaria, afferma Mutawakil. «La prima è che le truppe straniere lascino l'Afghanistan». «Ma io non sono il portavoce ufficiale», conclude. «Li conosco da vicino, questo è tutto».