6 aprile 2020
Aggiornato 02:30

Zimbabwe, appello del Sudafrica all'Occidente: servono soldi

Trevor Manuel: «Governo di unità nazionale è a rischio»

HARARE - La democrazia può avere successo nello Zimbabwe se Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito accettano di revocare le sanzioni e di far arrivare denaro nelle casse di Harare, piuttosto che in quelle delle agenzie umanitarie. A sostenerlo è il ministro delle Finanze sudafricano, Trevor Manuel, «uno dei politici sudafricani più rispettati in Occidente», sottolinea oggi il quotidiano britannico The Observer.

«Dovere sostenere il governo - dice Manuel in un'intervista al quotidiano - gli amici stranieri dello Zimbabwe rifiutano l'etichetta di pupazzi data al premier Morgan Tsvangirai e ai suoi ministri, ma se rimanete solo a guardare quello che fanno le agenzie, allora questa etichetta si rafforza. E la gente dirà che neanche i suoi amici si fidano di Tsvangirai!». Tsvangirai e diversi ministri del Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) hanno prestato giuramento a metà febbraio. Da allora, il governo di unità nazionale sta cercando di raccogliere 50 milioni di dollari necessari per pagare i dipendenti pubblici, tra cui poliziotti e militari.

Il Regno Unito, che spende ogni anno 65 milioni di dollari in aiuti umanitari allo Zimbabwe, sostiene che il governo di Harare sia troppo corrotto per potergli affidare grosse somme di denaro. Posizione condivisa da altri Paesi donatori, ma fortemente criticata da Manuel, che teme per la tenuta del nuovo esecutivo. «Ci sono una serie di questioni fondamentali che devono essere risolte - ha sottolineato - ma al governo deve essere concessa l'opportunità di risolverle».

Il ministro sudafricano ha quindi evidenziato come il suo appello sia condiviso anche da quanti, in Africa, hanno più volte criticato il Presidente Robert Mugabe, tra cui il Presidente del Botswana, Ian Khama, e il premier keniano, Raila Odinga. Nei giorni scorsi, Australia, Norvegia e Svezia hanno annunciato un incremento dei loro programmi di aiuti umanitari allo Zimbabwe, ma anche in questo caso gran parte dei fondi andranno a finire nelle casse delle agenzie internazionali. Washington ha invece respinto la richiesta di rimuovere le sanzioni. Manuel ricorda che i Paesi africani non riescono a garantire i fondi necessari ad Harare: «Dovete comprendere che questa è una regione povera».

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