20 luglio 2024
Aggiornato 14:30
Crisi Caucaso

Inchiesta dell'Osce prova che la Georgia attaccò l'Ossezia

A questa conclusione, pur con una serie di distinguo sulla difficoltà di interpretare un quadro sempre composito e spesso confuso, giunge oggi il New York Times

A tre mesi esatti dall'inizio della guerra nel Caucaso, «nuovi resoconti dai osservatori militari indipendenti sullo scoppio del conflitto tra Georgia e Russia mettono in dubbio le asserzioni di Tbilisi, che sostiene di avere agito per difendersi da un'aggressione dei separatisti e della Russia». A questa conclusione, pur con una serie di distinguo sulla difficoltà di interpretare un quadro sempre composito e spesso confuso, giunge oggi il New York Times.

In un lungo e dettagliato articolo piazzato in prima pagina, secondo il quotidiano statunitense «i resoconti suggeriscono che l'inesperto esercito georgiano attaccò la capitale separatista Tskhinvali, isolata, il 7 agosto, aprendo indiscriminatamente il fuoco con artiglieria e missili, mettendo a repentaglio la vita di civili, dei peacekeepers russi e di osservatori indifesi». Letti gli sviluppi dell'indagine - non ancora conclusa - di un team internazionale all'opera con mandato Osce (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), il NYT, in pratica, avalla la versione russa dei fatti sull'inizio della guerra. Il quotidiano riporta anche i commenti dubbiosi del governo georgiano, che lascia intendere di non trovare affidabile la ricostruzione.

«Chi stava contando le esplosioni? Suona un pò strano», dice il viceministro degli Esteri Giga Bokeria, poco convinto dai numeri: colpi di artiglieria e razzi a intervalli di 15-20 secondi e almeno 48 finiti nel giro della prima ora di bombardamenti in zone abitate da civili. Segue un'accurata cronologia tratta dai documenti stilati nel corso dell'indagine, che lascia effettivamente pochi dubbi su chi abbia lanciato la prima operazione militare. Sull'intricata vicenda, che ha visto Mosca e Tbilisi lanciarsi accuse reciproche per mesi, l'Osce preferisce per ora restare cauta e non commentare, anche perchè l'inchiesta non è stata ancora ufficializzata. Il New York Times fa notare che la squadra al lavoro comprende un finlandese, un bielorusso e anche un polaccco, non facilmente sospettabile di posizioni filorusse.

Fonte: Apcom