28 novembre 2020
Aggiornato 18:00
Beauty

Parrucchieri ed estetiste: il 58% crede che saranno necessari oltre 4 mesi per tornare ai normali livelli di fatturato

Quello della bellezza è stato sicuramente tra i settori più colpiti dal Covid-19: e-commerce, orari dilatati e nuove politiche di prezzo aiuteranno la ripartenza dei saloni

Attrezzatture professionali per parrucchiere
Attrezzatture professionali per parrucchiere Ufficio Stampa

MILANO - Quello della bellezza è stato sicuramente tra i settori più colpiti dal Covid-19 e uno di quelli per cui rimangono ancora molti dubbi su tempi e modalità della ripartenza. Il clima di fiducia fra gli operatori è ai minimi storici e lo dimostrano i risultati di un’indagine di Uala, sito e applicazione leader nel Sud Europa dedicato al mondo beauty e wellness, dal titolo Osservatorio sui comportamenti e le aspettative di consumatori, professionisti e aziende del settore beauty nella nuova normalità*. La prima evidenza riguarda proprio la percezione della crisi economica generata dall’emergenza sanitaria che ha costretto i saloni alla completa chiusura: per il 58% dei professionisti della bellezza serviranno più di quattro mesi per tornare ai livelli di fatturato che si registravano prima del lockdown.

Anche i vertici delle principali aziende del settore beauty intervistati non hanno prospettive rosee per i prossimi mesi. L’87% dei top manager si aspetta un calo di almeno il 15% delle vendite e dell’EBITDA nel 2020. Nel loro caso, più di uno su due (55%) crede che bisognerà aspettare oltre un anno per tornare ai normali livelli di fatturato.

Come reagire alla crisi: i saloni pronti a reinventarsi (offline e online)

Se la percezione della crisi economica generata dal coronavirus è elevata, è altrettanto rilevante lo spirito e la voglia di riscatto che emerge dalle risposte degli operatori, pronti a reinventare l’organizzazione delle loro attività e a ripartire con molte novità nella gestione dei saloni, offline e online.

Booking economy

Nella nuova normalità saranno ancora vietati assembramenti di persone, con la conseguenza che anche per il comparto bellezza sarà impossibile non aderire alla cosiddetta booking economy. La prenotazione di qualsiasi servizio sarà imprescindibile per poterlo realizzare in totale sicurezza. L’indagine di Uala, che ha coinvolto anche i consumatori, oltre che i professionisti della bellezza, ha dimostrato che il 66% della clientela dei saloni durante la quarantena ha intensificato l’uso di internet e adesso padroneggia con più dimestichezza gli strumenti digitali, che continuerà a utilizzare anche dopo il lockdown. Un utente su cinque ha addirittura dichiarato che la scelta del salone nel post-Covid19 avverrà proprio sulla base di quanto sia agile la prenotazione dei trattamenti online. Come avviene già per altri servizi, come viaggi o ristoranti, anche parrucchieri ed estetiste vedranno quindi migrare le loro agende online, che diventeranno prenotabili in pochi click.

Nuove politiche di prezzo

I consumatori sono ormai consapevoli di dover pagare prezzi più alti per i loro viaggi nel weekend. È possibile che questa normalità diventi consuetudine anche nei saloni di bellezza, o quanto meno è un potenziale scenario delineato dallo studio di Uala. Ci vorrà però del tempo perché i clienti accettino ritocchi al rialzo dei listini, soprattutto negli slot orari più richiesti (come il venerdì sera o il sabato): ad oggi, stando all’indagine, solo il 4% si dice disposto ad accettare un piccolo sovrapprezzo per garantirsi un posto nelle sue fasce orarie preferite. «La via alternativa è quella di dirottare parte della domanda su giorni e orari tipicamente più liberi con promozioni aggressive», racconta Giampiero Marinò, COO di Uala. Promozioni a cui gli utenti si dimostrano sensibili: più di 1 su 3 (35%) dichiara che sarebbe felice di acquistare e pagare oggi pacchetti o abbonamenti con sconti interessanti per aiutare i saloni di bellezza sul fronte della liquidità, garantendosi in anticipo trattamenti a prezzi scontati da fare anche in orari meno «comodi».

Orari dilatati

Parola d’ordine: flessibilità. In una nuova quotidianità in cui saranno indubbiamente meno i clienti serviti ogni ora, sarà imprescindibile uno sforzo da parte dei centri di bellezza nel dilatare gli orari di apertura. Quanto alle preferenze degli utenti, in uno scenario di maggiore flessibilità richiesta anche a questi ultimi, è chiara la preferenza delle fasce orarie serali rispetto a quelle mattutine. Più della metà degli intervistati (51%) dichiara che sarebbe disposto a recarsi in salone anche dopo le 21, pur di trovare posto. Una richiesta, quella di una maggiore flessibilità, che parrucchieri ed estetiste sembrano già pronti ad accogliere: il 73% dichiara infatti di essere disposto ad ampliare gli orari di apertura, riorganizzando i turni dei collaboratori, al fine di diluire l’afflusso dei clienti nel corso di tutta la giornata.

E-commerce

Durante il lockdown circa il 30% dei clienti dei saloni si è preso cura di sé acquistando online prodotti professionali, comprati nel 73% dei casi sui siti delle case di produzione o su portali multibrand. Questo dato rende evidente come quello dell’e-commerce sia un segmento su cui i saloni dovrebbero puntare per la ripartenza e per trarne vantaggio economico, come fonte alternativa di guadagno. Dei professionisti intervistati, per ora, solo uno su tre attualmente vede in questa possibilità qualcosa di imprescindibile nel post-lockdown; il 34% è ancora indeciso e il 33% lo considera solo uno strumento temporaneo o a cui è sostanzialmente contrario.

Coworking

Prima del Covid-19 in Italia c’erano, a fronte di circa 60 milioni di abitanti, 95.000 centri di bellezza. «Un numero altissimo che dipinge chiara una realtà costellata da tanti piccoli saloni - spiega Marinò - La sopravvivenza per questi ultimi potrebbe essere difficoltosa dal momento che per dimensioni fisiche o numerosità dello staff faranno fatica a gestire gli ingressi programmati e gli orari di apertura dilatati». Uno scenario possibile per il mondo beauty potrebbe essere quello di guardare al modello del coworking. I piccoli saloni potrebbero infatti decidere di condividere spazi più grandi, mettendo insieme staff più numerosi e capaci di coprire le nuove fasce orarie dilatate.