7 aprile 2020
Aggiornato 10:00
Decreto «Rinascita»

Il «piano di rilancio» di Renato Brunetta: Opere pubbliche, legge sulle periferie e piano casa

Il responsabile economico di Forza Italia: «Utilizzando risorse dei fondi europei, CDP e speciali linee BEI sarebbe possibile mettere sul piatto altri 100 miliardi per far rinascere tutte le nostre città»

Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia
Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia ANSA

ROMA - «Non ci dimentichiamo, il bazooka nazionale, quello dei 25 miliardi messi in campo dal Governo Conte, attraverso i decreti già emanati, ai quali decreti altri dovranno seguire. Se davvero il calo del Pil per l'Italia dovesse essere, come stimato da molti previsori, pari a circa il -8-10% nel 2020, è chiaro che quei 25 miliardi stanziati sono del tutto insufficienti per rilanciare l'economia italiana. Anche su questo bazooka, c'è ancora molto da lavorare e sarà compito del prossimo decreto che a noi piacerebbe fosse chiamato 'Rinascita': a partire dalle infrastrutture, grandi, medie e piccole, ci sono più di 100 miliardi stanziati negli anni ma non spesi in opere che per ragioni burocratiche, amministrative e ambientali sono da anni bloccate. Quale miglior momento per un decreto che abbia la potenza eversiva che finora nessuno ha avuto a livello di governo? Ripartirebbe l'Italia dei cantieri, delle infrastrutture, delle opere pubbliche, ripeto, grandi, medie e piccole. A questa linea di azione andrebbe affiancato un parallelo piano di finanziamento della 'legge sulle periferie', tanto straordinaria, quanto colpevolmente abbandonata e svuotata». Così Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, in un editoriale a Milano Finanza.

Opere pubbliche, legge sulle periferie e piano casa

«Utilizzando risorse dei fondi europei, CDP e speciali linee BEI sarebbe possibile mettere sul piatto altri 100 miliardi per far rinascere tutte le nostre città, periferie urbane, dalle strade all'illuminazione, dagli edifici pubblici alle reti di comunicazione, ai parchi, al verde, alle scuole, a tutte quelle infrastrutture pubbliche e sociali fondamentali per la nostra vita. Una sorta di 'manutenzione Italia' che per propria natura avrebbe alti coefficienti di attivazione per le piccole imprese e per l'occupazione e quindi per il reddito. Infine, nel prossimo decreto Rinascita andrebbe rilanciato un grande Piano casa, tale da consentire ai privati di ampliare, ammodernare, mettere in sicurezza tutti i loro immobili. Piano casa molto più ampio ed esteso dal punto di vista delle possibilità di quello usato dal Governo Berlusconi che ha fatto lavorare per i successivi 10 anni tutto il mondo dell'edilizia. Se si mettessero insieme questi tre catalizzatori, grandi e medie piccole opere, piano periferie, piano casa, noi avremmo contemporaneamente messo in piedi un enorme stimolo per il reddito, l'occupazione e l'efficienza e la produttività del sistema Italia», aggiunge.

Ottimismo della ragione

«Tutto questo dovrebbe essere predisposto da subito, con il prossimo decreto, vale a dire per i primi giorni di Aprile, data fatidica rispetto alla quale il Governo dovrebbe non solo fare il bilancio delle azioni fin qui intraprese rispetto al contrasto della pandemia, ma dare appunto tutti i necessari segnali di controllo intelligente e responsabile ma anche di speranza rispetto all'emergenza nei mesi futuri. Tutti gli antibiotici che servono, ma insieme tutte le vitamine di cui ha bisogno il metabolismo del paese. Si adotti dopo il 3 aprile un modello strategico intelligente, di sintesi, frutto dell'esperienza di questi mesi, della intelligenza pionieristica della Regione Lombardia, del pragmatismo di successo veneto ma anche e soprattutto del meglio delle strategie cinesi e soprattutto del modello coreano: responsabilità, big data, app, controlli intelligenti e flessibili, tamponi diffusi, con la sanità finalmente fuori dall'emergenza, in grado di fare 'whatever it takes' per tutti, a partire dai più deboli. E qui mi fermo: ottimismo della volontà ma anche l'ottimismo della ragione», conclude.

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