18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Cottarelli lancia l'allarme: «Temo un nuovo 2011»

Il direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani però si dice certo che Lega e M5s «arriveranno a un compromesso». Ma agita lo spettro dello spread
Carlo Cottarelli sotto Palazzo Chigi 27 giugno 2018 a Roma
Carlo Cottarelli sotto Palazzo Chigi 27 giugno 2018 a Roma (Massimo Percossi | ANSA)

RIMINI - Il governo Conte ha proposto di fare tagli alle spese dei ministeri, ma «il timore è che si proceda con tagli lineari, senza quindi fare davvero delle riforme». Questo l'avvertimento lanciato dal direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani, Carlo Cottarelli, anticipando il suo intervento al Meeting di Cl in un'intervista al Sussidiario.net. «Ho sentito parlare di tagli di spesa ai ministeri, ma bisognerà vedere di che cosa effettivamente si tratta» ha detto Cottarelli. «Il timore è che si proceda con tagli lineari, senza quindi fare davvero delle riforme». Però si dice certo che Lega e Movimento 5 Stelle troveranno un «compromesso» in vista della stesura della Legge di bilancio, anche se al momento «non c'è coerenza» con quanto pubblicato nel contratto di Governo, che contiene misure che «hanno un costo superiore ai 100 miliardi di euro, a fronte di coperture previste per 500 milioni». 

«Non faranno una manovra insensata»
«Non credo che questo governo approverà una Legge di bilancio palesemente insensata, che faccia subito aumentare lo spread, causando immediatamente una crisi» ha aggiunto Cottarelli. «Credo che adotterà una politica che porterà il deficit a un livello solo un po' più alto dell'attuale. Penso che si renda conto che fare il contrario, cioè portare il deficit al 3-4% del Pil, causerebbe una crisi immediata. Se anche però limitasse l'aumento del deficit, non è che i problemi poi sparirebbero». Un deficit al 2% del Pil, secondo il direttore dell'Osservatorio Cpi, «non consente una riduzione del debito/Pil a una velocità adeguata per proteggerci da possibili rischi futuri. Per esempio, il fatto che ci sia una recessione in Europa, e quindi in Italia, che avrebbe come conseguenza anche una nuova crescita del rapporto debito/Pil. Il che davvero scatenerebbe una crisi di fiducia». 

Il rischio 2011
«Temo che sia possibile» una riedizione del 2011. «E le conseguenze sarebbero anche più gravi» ha aggiunto Cottarelli. «Quindi credo che sia necessario muoverci per tempo, comprarci una sorta di assicurazione facendo scendere il rapporto debito/Pil in modo graduale, senza fare troppa austerità: una cosa che si sarebbe dovuta fare già ai tempi del governo Renzi nel 2015, quando l'economia è tornata a crescere. Le entrate che ci sono state in più, insieme a un contenimento della spesa (non una sua riduzione), potevano essere destinate a ridurre il deficit e il debito. Invece le maggiori entrate sono state usate per ridurre la pressione fiscale. Questo però ha voluto dire sacrificare gli obiettivi di finanza pubblica».

L'analisi della situazione e il «rischio greco»
«Il rapporto tra debito pubblico e Pil» rincara Cottarelli «è più alto, il nostro reddito non ha ancora recuperato i livelli, in termini pro capite, del 2010, le banche sono ancora oberate da crediti in sofferenza e poi, soprattutto, quell'azione che alla fine è arrivata nel 2012, quell'abbassamento dei tassi di interesse da parte della Bce, potrebbe non essere ripetuta se l'Eurotower fosse governata secondo principi diversi. Tra un anno non ci sarà più Draghi e potrebbe esserci qualcuno che potrebbe dire: abbiamo dato all'Italia sei anni di tassi di interesse bassi perché mettesse in ordine i conti, ma non l'ha fatto; adesso un ulteriore aiuto diventa impossibile». A chi gli chiede se l'Italia può andare incontro allo scenario greco, Cottarelli ha risposto: «Non so cosa voglia dire lo scenario greco, ma è chiaro che se ci fosse una crisi come quella del 2011, una perdita di accesso al mercato per l'Italia non sarebbe da escludere. Ma sarebbe una catastrofe per l'economia mondiale, non soltanto per noi».