23 ottobre 2018
Aggiornato 04:00

Due mesi senza governo ci sono costati 253 milioni di euro

E con il rischio di aumento dell'Iva ogni famiglia potrebbe dover pagare 242 euro in più nel 2019
Il Parlamento durante l'elezione di Roberto Fico a presidente della Camera. Roma, 24 marzo 2018
Il Parlamento durante l'elezione di Roberto Fico a presidente della Camera. Roma, 24 marzo 2018 (ANSA/ETTORE FERRARI)

ROMA - Se il prossimo esecutivo non riuscisse a sterilizzare l'aumento dell'Iva, nel corso del 2019 ogni famiglia italiana subirà un incremento medio di imposta pari a 242 euro. Nel dettaglio, tale rincaro sarà pari a 284 euro per famiglia al Nord, a 234 euro nel Centro e a 199 euro nel Mezzogiorno. Questi i calcoli dell' Ufficio studi della Cgia. Infatti, se non verranno recuperati entro la fine di quest'anno 12,4 miliardi di euro, l'aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2 per cento, mentre quella ridotta dal 10 salirà all'11,5 per cento. E l'Italia sarà il Paese con l'aliquota Iva ordinaria più elevata dell'Eurozona. «Bisogna assolutamente evitare l'aumento dell'Iva. Non solo perché colpirebbe in particolar modo le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, ma anche perché il ritocco all'insù delle aliquote avrebbe un effetto recessivo per la nostra economia. Ricordo, infatti, che il 60 per cento del Pil nazionale è riconducibile ai consumi delle famiglie», spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia.

Intanto lo stallo di governo ci è costato 253 milioni
Ma il salasso non finisce qui: 253,1 milioni di euro solo di costi della politica. A tanto ammonta il danno economico subito dalla collettività negli ultimi due mesi a causa dei ritardi nella formazione del nuovo Governo. Lo denuncia oggi il Codacons, che presenta un esposto alla Corte dei Conti affinché accerti sprechi di soldi pubblici e il danno erariale subito dallo Stato. «Come noto, da due mesi l'attività parlamentare è totalmente bloccata in attesa della formazione del nuovo Governo» spiega il Codacons. «Ciò significa che Camera e Senato, le relative Commissioni e gli altri organi direttamente connessi al Parlamento sono inattivi e i loro lavori sospesi. A fronte di tale situazione di stallo, tuttavia, i due rami del Parlamento continuano a produrre costi a carico de cittadini, e Deputati e Senatori percepiscono da due mesi i compensi da parlamentari pur non svolgendo alcun tipo di attività».

Nel 2018 per il Parlamento spenderemo 1,52 miliardi
«Considerato che, in base ai dati di bilancio resi pubblici, i costi annui per il funzionamento del Parlamento nel 2018 ammontano a circa 1,52 miliardi di euro (551 milioni il Senato, 968 milioni a Camera), tale situazione di impasse ha prodotto uno spreco di soldi pubblici a danno dei cittadini pari a 253,1 milioni di euro solo negli ultimi due mesi (dalle elezioni del 4 marzo ad oggi)». Dopo i numeri, l'attacco da parte dell'associazione dei consumatori: «Mentre da un lato ancora non si trovano risorse per bloccare l'aumento Iva del 2019, dall'altro milioni e milioni di euro vengono buttati per finanziare un Parlamento fermo da più di due mesi e per pagare gli stipendi a Senatori e Deputati». 

L'esposto alla Corte dei Conti
«Per tale motivo - denuncia il presidente Carlo Rienzi - abbiamo chiesto alla Corte dei Conti di aprire una inchiesta sul caso, allo scopo di accertare eventuali danni erariali per la collettività. Chiediamo inoltre ai partiti politici di disporre la restituzione, in favore delle casse dello Stato, di parte dei compensi percepiti dai parlamentari eletti dal 4 marzo ad oggi, considerato che tali soldi sono stati incassati in assenza di qualsivoglia tipo di attività».