14 dicembre 2018
Aggiornato 00:00

Così la Commissione europea tasserà anche le imprese digitali

La nuova tassa sarà basata sulla presenza digitale e non fisica delle imprese. Ecco come funzionerà

BRUXELLES - Negli ultimi anni si è assistito, afferma la Commissione europea in una nota, a una forte espansione delle imprese digitali, come gli operatori di social media, le piattaforme di collaborazione e i fornitori di contenuti online. Ma le normative fiscali attuali degli Stati membri non sono state elaborate per queste imprese, che sono globali, virtuali o caratterizzate da una presenza fisica minima o inesistente. Il cambiamento è stato radicale: attualmente nove delle 20 società più importanti al mondo per capitalizzazione di mercato sono digitali, rispetto a una su 20 dieci anni fa. Sempre secondo la Commissione, occorre che anche le imprese digitali contribuiscano con la loro giusta quota di tasse. Esiste un rischio reale per le entrate pubbliche degli Stati membri, visto che, sottolinea l'Esecutivo comunitario, "attualmente le imprese digitali sono soggette a un'aliquota fiscale media effettiva pari alla metà di quella dell'economia tradizionale nell'Ue".

Le due proposte
La Commissone europea ha presentato allora a Bruxelles due proposte legislative distinte con l'obiettivo di conseguire una tassazione definita più equa nell'Ue per le attività dell'economia digitale. La prima proposta mira a riformare le norme in materia di imposta sulle società, in modo che gli utili siano registrati e tassati nel luogo in cui le imprese hanno un'interazione significativa con gli utenti attraverso i canali digitali. La seconda risponde alle richieste di numerosi Stati membri di istituire un'imposta temporanea da prelevare sugli introiti delle principali attività dell'economia digitale, che al momento sfuggono a qualsiasi tipo di imposizione fiscale nell'Ue.

Le condizioni
Delle soglie minime (almeno 750 miliondi di euro di fatturato a livello mondiale e 50 milioni di euro nell'Ue), sono state previste per tutelare le Pmi. La nuova tassa potrà essere imposta da uno Stato membro alle imprese con una "presenza digitale significativa" sul loro territorio, anche quando non sono presenti fisicamente. La definizione di "presenza digitale significativa" si applica alle imprese che, in un anno fiscale, hanno un fatturato di almeno 7 milioni di euro nello Stato membro interessato, oppure se più di 100mila utenti hanno avuto accesso ai suoi servizi digitali, o ancora se la società ha concluso con altre imprese più di 3mila contratti per servizi digitali.

Aliquota al 3%
La Commissione propone un approccio comune armonizzato anche perché è preoccupata dal prevedibile effetto sul mercato unico delle iniziative legislative nazionali disparate che 11 Stati membri hanno già deciso o (come nel caso dell'Italia) si preparano ad applicare per la tassazione delle imprese digitali. Secondo il commissario europeo agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, che ha presentato il pacchetto in conferenza stampa a Bruxelles, le nuove norme riguarderanno "fra le 120 e le 150 imprese nell'Ue, europee, americane e asiatiche». La tassa verrà applicata con un'aliquota comune che la Commissione propone di fissare al 3%, prevedendo che genererà 5 miliardi di euro all'anno negli Stati membri. L'imposizione riguarderà attività che creano valore, come la vendita di "big data", la pubblicità mirata, le interazioni/interfaccia fra venditori e compratori. Le proposte, trattandosi di materia fiscale, dovranno essere approvate all'unanimità dagli Stati membri. E qui c'è il maggiore scoglio per l'iniziativa, visto che, nonostante il sostegno degli Stati membri maggiori, diversi altri paesi (Irlanda, Lussemburgo, Malta, Olanda, Danimarca, Cipro) sono contrari.